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Lavoro: agli over 40 e 50 solo disoccupazione perenne.

A breve la storia di Pitocco, un uomo che nel pieno delle sue forze e della sua esperienza ha incontrato la piacevole sensazione di essere inutile nel mondo del lavoro.

Restate in contatto, perché le altre realtà sono sempre bene accette e perché ogni suggerimento è doveroso per tutti quelli che dell’esperienza di  Pitocco ne condividono il percorso, magari sbagliato, ma solamente il suo.

La Costituzione Italiana

Art. 1

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

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Parte I°

Il tema, sembra banale, ma oggi come anche 10 anni ,fa il problema non è stato mai affrontato. Politici, sindacalisti (che sono dei politici) e le forze del mondo del lavoro non vogliono prendere in considerazione tutta una fascia (enorme) di persone che alla soglia dei 40 o peggio dei 50 anni perde il lavoro.

La questione ha diverse sfaccettature, molte delle quali potrebbero anche essere comprese, ma  molte invece vengono taciute e manipolate per favorire altre classi di lavoratori anziché questi e tutte sfociano in una unica parola: denaro.

Possibile? Altroché se è possibile e facciamo alcuni esempi.

Una persona a 40/50 anni rimane a casa, gli mancano ancora 10/15 anni per andare in pensione, magari ha anche una famiglia con moglie e figlio e mutuo da pagare, oltre ovviamente a tutta una serie di impegni economici (cellulare, iPhone, computer, macchina nuova, televisore piatto ecc.ecc.) fatti per accontentare i vari famigliari lui compreso.

Ha la rata del mutuo che aggira sui 500 euro/mese più le rate degli oggetti suddetti che magari arrivano a sfiorare i 200/300 euro/mese. Ha una macchina nuova o quasi che gli costa una vagonata di denaro (assicurazione, benzina o gasolio, tagliandi, bollini blu, rossi e gialli); al sabato il figlio esce con la paghetta e la coppia felice va a mangiare la pizza, o con amici a una cena. Alla domenica, dedicata alla santifiazione ( e chi ci crede più, no?) se ne va con gli amici alla partita, oppure va a trovare la suocera, o i propri famigliari, oppure se ne va con tutta la famiglia a fare una bella scampagnata, appena fuori città a mangiare e bere qualcosa. Tutto segue il ritmo della famigliola in “equilibrio” economico. Anche la moglie lavora e i due stipendi, sommati, fanno una cifra che permette alla famiglia di Pitocco, lo chiamiamo così per non offendere nessuno, di poter sopravvivere e vivere senza troppi intoppi.

Un giorno improvvisamente, a causa di qualche problema sconosciuto da Pitocco, si trova la convocazione con uno sconosciuto che gestisce il personale: gli viene detto che l’azienda sta navigando in acque difficili e che i provvedimenti presi sono la riduzione del personale. Non c’è appello e Pitocco, fa parte della riduzione. Gli occhi sgranati, la bocca secca, la saliva che manca e l’incapacità di proferire una parola che abbia senso; si chiede perché proprio lui che ha famiglia, un mutuo e tante altri “debitucci”; alla fine la melliflua voce dello sconosciuto lo convince che la soluzione aziendale non ha appello e che quella giusta è la riduzione del personale.

“Che farebbe lei al posto del suo titolare?”, è la domanda che gli viene fatta dallo sconosciuto.

Pitocco adesso è solo, non ha più nessun collega di lavoro con cui confrontarsi, perché altri sono rimasti e quelli “ridotti” non hanno nessuna voglia di dire nulla: anche loro hanno il peso della solitudine e dell’impotenza, sono soli e come degli automi scavano nella mente se nella loro attività c’è stato un qualche problema, o se per caso veramente l’azienda andava male tanto da essere messi sulla strada. No, niente di niente, è la solita solfa: il padrone ha sempre ragione!

Ma si fa strada il pensiero aggressivo di chi è stato fustigato sulla schiena senza dolore: adesso gliela facciamo vedere noi come si tratta con la vita delle persone, e Pitocco corre dal sindacalista, dal commercialista, dal consulente per il lavoro, ma la unica cosa che riesce a strappare è solamente una boccata d’ossigeno economica in più (gratifica) oltre alla sua “meritata” liquidazione. E adesso che fare? Pitocco è disorientato, esce dall’azienda che per anni l’aveva accolto con il sorriso e adesso lo vede uscire scuro in volto.  Non c’è esperienza di queste cose e Pitocco se ne capacita solo dopo molto tempo.

Non aveva mai vissuto una cosa del genere e per tutte le cose, capisce, ogni esperienza è solamente un’isola che non può essere confrontata con le altre fatte nel passato. Anche Pitocco, da giovane, aveva fatto lavori che poi terminavano dopo  un anno o giù di lì, ma era giovane, aveva la carica degli anni spensierati, non aveva famiglia e viveva con i genitori ed i fratelli ed ogni problema che incontrava veniva suddiviso con i suoi famigliari, ma non era a conoscenza del suo futuro, non poteva averne, perché quella che aveva fatto era la sua esperienza da giovane, senza famiglia e senza figli: adesso gli si prospettava un futuro tutto nuovo, pregno di nuove emozioni e carico di incognite mai conosciute.

Segue……

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