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Onestà: Capitolo I°

L’onestà (dal latino honestas) indica la qualità umana di agire e comunicare in maniera sincera, leale e trasparente, in base a princìpi morali ritenuti universalmente validi. Questo comporta l’astenersi da azioni riprovevoli nei confronti del prossimo, sia in modo assoluto, sia in rapporto alla propria condizione, alla professione che si esercita ed all’ambiente in cui si vive.

L’onestà si contrappone ai più comuni disvalori nei rapporti umani, quali l’ipocrisia, la menzogna ed il segreto (Wikipedia docet).

Questo quanto scrive Wikipedia, bello no? Ma se volessimo fare una comparazione tra quanto si enuncia e quanto si vede e si sente da certi politicanti o dirigenti statali verrebbe sicuramente la pelle d’oca.

Il caso vuole che il dirigente massimo della Banca d’Italia, Mario Draghi, sia sempre pronto a rimbeccare le attività del governo e del suo modo operandi. Non manca occasione che le parole di Draghi cerchino in qualche modo si sottolineare i problemi che affliggono l’Italia: disoccupazione che non diminuisce, l’ economia che non si riprende, le banche che stentano a sospingere le aziende a creare mercato. Critiche che anche il più ignorante degli ignoranti saprebbe e potrebbe fare, ma che sentite dalla bocca del numero uno della Banca d’Italia fanno sicuramente ribrezzo. Primo perché chi è pagato dallo stato avrebbe il dovere di agire in sintonia con il governo, secondo perché la sua funzione non è quella di criticare ma quella di trovare le soluzione proprio su que problemi che lui sottolinea. Nella realtà si sa che Mario Dragi non compie la sua missione per il bene dello stato di cui è dipendente, ma sempre ed indistintamente per le forze d’oltreoceano che l’ hanno voluto in quella seggiola, o meglio in sintonia con la corona inglese tramite la quale in questi ultimi decenni ha visto crescere lo sfacelo nazionale italiano proprio a causa di alcuni personaggi (Mario Draghi, Alberto Alesina ideatore ed attuatore del separatismo in Belgio, Alberto Giovannini ex dirigente della LTCM).

Quando fu eletto alla Banca d’Italia Cirino Pomicino affermò “l’Italia è definitivamente in vendita”.

È stato direttore generale del Tesoro con delega alle privatizzazioni nel “periodo d’oro” della svendita dei “gioielli di famiglia”, i colossi dell’energia e delle comunicazioni (Enel, Eni, Telecom), tutto il sistema bancario e assicurativo: Credito italiano, Banca Commerciale, Imi, Bnl, Banco di Napoli, Ina, aziende prestigiose del settore alimentare (Buitoni, Invernizzi, Locatelli, Galbani, Negroni, Ferrarelle, Peroni, Moretti, Perugina) e molte altre, facilitando il declino industriale italiano paese assieme ad Amato e Prodi. Nel 2001 presentò un rendiconto delle dismissioni realizzate: oltre 223mila miliardi di lire. Inutile dire che queste aziende lungi dal creare il capitalismo di massa furono arraffate dalle solite famiglie, con qualche new entry di “capitani coraggiosi” e per chi vuole sapere di più potrà scoprire chi sono  i nuovi padroni delle ex partecipazioni statali.

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  1. 27 novembre 2010 alle 02:16

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