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Esercito assente…

E’ già passata una settimana e molte zone dei Padova (Casalserugo-Saletto di Montagnana) stanno ancora con i piedi in ammollo.

La struttura della Protezione Civile arranca nel portare aiuti e sostegno a quelle migliaia di persone impegnate a mettere in salvo le proprie cose a cercare di sistemare il loro futuro che oggi più di ieri appare più grigio e insicuro. Molti hanno perso raccolti, aziende disastrate, operai ed impiegati lasciati a casa, famiglie distrutte dall’inefficienza e dall’inettitudine di una struttura che in questi ultimi 40 anni ha prodotto solo disastri, cementificazioni, disservizie e spartizioni di potere.

Oggi, sta ancora piovendo e sembra non migliorare fino a metà settimana. Ma è sufficiente andare indietro di qualche anno per capire che la trama del disastro è stata voluta ed attuata con certosina volontà.

Facciamo un salto indietro ed andiamo: il 1-gennaio-2007 il servizio di leva obbligatorio fu abolito (o meglio sospeso a tempo indeterminato).

La maggioranza delle forze militari si concentravano nella zone del Nord-Est dell’Italia come conseguenza della guerra fredda tra i blocchi Nato e URSS.
Durante i vari cataclismi naturali (?) (Vajont-Alluvione del 1966 – Terremoto del Friuli) la presenza rapida, coordinata e logisticamente preparata ad agire con prontezza e a obbedire agli ordini erano solo i militari: educati alla discliplina, al rispetto. Non c’erano problemi di famiglia, di fidanzate, di feste od impegni di lavoro, peché per tutto il periodo di ferma si era a disposizione dello stato italiano e dovunque esso chiamasse il soldato andava (con tutti i pro e contro di questa affermazione).

In ogni luogo, camion, mezzi cingolati, mezzi anfibi, tende, cucine da campo e quanto la logistica militare permetteva, si istituiva una catena di comando per arginare, sistemare e riparare i problemi che si venivano a creare portando sollievo a quelle popolazione cadute nel disastro naturale. Nelle linee di comando non c’erano defezioni e ogni comando veniva eseguito ed attuato in virtù dell’ordine militare. Necessitava agire, subito e senza indugi, anche se il nostro esercito allora era più paragonabile ad una squadra di boy-scout piuttosto che ad un sistema militare come gli altri paesi. Ad ogni modo, pur nella sua raffazzonata condizione voluta con il trattato di pace della seconda guerra, il nostro corpo militare compiva ed agiva secondo regole e principi che ha reso a tutte le popolazioni colpite un egregio servizio.

Adesso ci troviamo qualche sparuta squadra di volontari della Protezione Civile, con qualche scalcinato mezzo anfibio e con tanta volontà. Poco coordinamento, nessun obbligo e tanto, tanto denaro da distribuire.
Tutte persone per bene, ma che del senso della disciplina, dell’urgenza e del lavoro a tempo pieno non ne conoscono il senso, perché ignorano il senso della gerarchia e del rispetto per l’ordine ricevuto.  Essi agiranno fintanto che potranno e fintanto che il lavoro non li chiamerà fuori dall’attività del volontariato, oppure sentiranno di agire finché altre cose non saranno più urgenti di quelle che stanno facendo: nessuno li obbliga, ma quella gente in acqua non può aspettare!!!! E continua a piovere.

Per contro il vero impegno, il vero lavoro lo stanno facendo le forze dei Vigili del Fuoco, che non solo spengono i fuochi, ma mettono al sicuro e tamponano le falle di un sistema che ormai fa acqua da tutte le parti. Poca cosa comunque, ma meglio di nulla. Nel frattempo la gente continua a rimanere nell’acqua e quanto promesso dai vari governanti è voce in un deserto. Tutto fermo e tutto lasciato all’iniziativa privata che vede in questi eventi l’occasione per arricchirsi maggiormente a sfavore di quelle unità famigliari che hanno perso tutto. Ci saranno le solite iene, gli avvoltoi che faranno dell’evento l’occasione per proporre la vendita di capannoni, di attività, di case ormai disastrate che potranno acquistare per pochi denari.

La denuncia che più di sovente si sente dire, ma che i più vecchi possono confermare, è che in questi ultimi 40 anni non c’è stato nessun intervento di gestione del nostro territorio: a partire dalle montagne fino al mare.  Ogni attività svolta nell’ambiente è stata solo la benda di un infermiere su uno squarcio irrimediabile. Piccoli tamponamenti, qualche corezzione e nulla più. Per contro le attività umane, tutte, hanno selvaggiamente razziato e sovvertito l’ordine naturale rendendo il territorio più simile ad una discarica che ad un giardino della propria casa.  Fiumi, torrenti, canali, bacini imbriferi e quant’altro sono stati via-via abbandonati per far luogo alla speculazione edilizia, commerciale alla realizzazione di strade deserte e di manufatti sottodismesionati rispetto alle necessità dovute all’evolversi della società.

E’ inutile alzare gli argini con i sacchetti di sabbia quando al loro interno sono scavati dalle gallerie delle nutrie e dei topi (topinare); è inutile gettare sassi e barriere jersey per arginare la rottura di un argine ormai imbevuto d’acqua se prima non si sono stabiliti i criteri della sistemazone idraulica; è inutile fare proclami quando, passato l’evento, si sposta l’attenzione sulle prossime festività natalizie, perché in un stato serio non c’è Natale o festività che tenga se prima non vengono realizzate e sistemate tutte le falle di questa barca (infatti anche il Dante Alighieri, nei secoli passati cantava: Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!).

Sarebbe sufficiente leggere qualche libro, fare un po’ di studio, affidare i compiti gestionali a chi di queste cose se ne intende e nel caso padovano abbiamo l’esempio del Prof.  Luigi D’Alpaos che nessuna amministrazione ha mai tenuto conto della sua esperienza. Lui forse non è corruttibile e ricattabile, quindi non è utile all’impresa dei magna-magna che governa questa parte d’Italia. Eppure anche un semplice custode degli argini, che ormai non c’è più, saprebbe aiutare e sistemare le cose disastrate in maniera più efficace ed utile di quanto viene fatto ora.

E poi parliamo del sud, senza sapere che il primo a rendersi conto della necessità delle sistemazioni idrauliche e delle arginature e manutenzione fu proprio Ferdinando I re delle Due Sicilie. Egli infatti istituì nel 1829 un corpo di funzionari (Guardalagni o Guardie) con il duplice incarico di sorvegliare le opere fluviali e di bonifica e solo 30 anni dopo il massone di Vittorio Emanuele II con la Legge del 20-novembre-1859, sull’ordinamento del servizio delle Opere Pubblice, emanòil primo Ordinamento Generale del Servizio del Genio Civile che da allora in poi è andato sempre più scemando e svuotato della sua funzione fino ai giorni nostri.

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  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. 3 gennaio 2011 alle 12:25

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