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Negazio Sionismo giudaico.

In un articolo di “La Repubblica” il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, sottolinea la necessità di porre un freno ed un limite alla prevaricante, secondo lui, revisione storica che alcuni studiosi intendono portare avanti su quanto accadde durante la II Guerra Mondiale sullo sterminio degli ebrei.

Pur comprendendo le sue intenzioni e quelle dei suoi sostenitori, molti dei quali con il giudaismo non hanno nulla da condividere, trovo strano che si intenda mettere un bavaglio ad una concreta e onesta revisione della storia, di quanto accaduto, dei fatti e delle varie sfaccettature che pochi di noi conoscono. Non si può pensare che questa richiesta di aprire il vaso di Pandora sulle verità nascoste siano per la comunità ebraica un evento scomodo, perché lascerebbe intravvedere che molte vicende si siano sviluppate al fine di favorire la nascita dello stato di Israele; non si può ammettere che alcune persone, molte delle quali di religione ebraica, invece, non combattano a piene mani al fine di porre una onesta visione degli avvenimenti accaduti (si veda a questo proposito Gilad Atzom, Shlomo Sand e Finkestein, tutti ebrei e contrari a quanto richiesto da Pacifici).

Nell’articolo si evidenzia la necessità che lo Stato Italiano si deve assumere la veste di censore delle idee negozioniste /revisioniste e quindi non permesse dalla intellighenzia comune, così che chi non è d’accordo sia punito legalmente. Così accade in Germania dove il negazionismo/revisionismo è reato, vedasi il caso dell’avvocato Sylvia Stolz accusata di negazionismo perché s’era arrogata la difesa di uno che del negazionismo ne aveva fatto la sua fede di vita. Lei, l’avvocato, per questo lavoro fu condannata. Le premesse kafkiane ci sono tutte.

Quello che però pone il dubbio è: perché la comunità ebraica, bistrattata e malmenata da dx e da sx ha la necessità di evitare che sia fatta luce su un fatto storico di atroce barbarie che la coinvolge? Non è forse meglio, per la pace di tutti, che chi è colpevole abbia la giusta punizione? Perché evitare il confronto? Perché arrocarsi in posizioni che lasciano scoperto dubbi e circostanze delle quali l’ebraismo non ha bisongno? Sono domande lecite e non negazioniste, domande che non ricevono risposta se non quella sempre ormai stracotta della vergonga dello sterminio.  E strano ‘sto fatto!!

Cosa si vuol difendere e cosa si vuol nascondere?
Nessuno afferma che l’olocausto non ci sia stato e nessuno ammette che le leggi razziali in Germania, così come in altri paesi europei, abbiano avuto dei risultati di civiltà, ma allo stesso tempo è giusto che gli storici, tutti, anche quelli che la pensano diversamente, compiano i loro studi, siano liberi di elaborare le loro teorie, forse sbagliate, che potranno essere confutate dalle oggettive prove che il mondo intero porta giorno dopo giorno.

Perché voler sopprimere un pensiero? Non è forse l’idea migliore quella che daresti la propria vita affinché tu possa esprimere la tua idea? E quindi, perché mai voler ghettizzare, annichilire, sopprimere e rendere nullo un pensiero, ancorché contrastante e opposto? Che importa se contrario a quello comunemente condiviso? Forse che nell’idea condivisa si nasconde qualche falla di verità sottaciuta? E se è vero questa deduzione, possiamo permttere che i nostri figli crescano con la menzogna nel cuore e nella ragione?

Una parte che molti, tutti, dovrebbero tenere bene a mente è quanto ha espresso Sergio Romano sul Corsera «La storia non deve essere schiava dell’attualità e non deve essere dettata agli storici da memorie concorrenti. In uno Stato libero, non spetta ad alcuna autorità politica definire la verità storica e restringere la libertà dello storico sotto la minaccia di sanzioni penali» e sempre dal Corsera: “le università devono essere libere e all’interno ci deve essere una piena libertà di pensiero. La libertà di pensiero non deve tradursi in un delitto di opinione. Le opinioni non possono essere considerati dei reati. Nessuna legge deve limitare la libertà di insegnamento”.

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