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Altri morti!

Si è compiuta, ancora una volta, l’ennesima batosta alle nostre forze armate stanziate in una terra che non è la loro, a fare il cane da guardia agli interessi di alcune grandi nazioni e multinazionali.

Lo stato, i giornali sono accomunati da un senso di dolore in cui tutti vedono l’eroismo per quei ragazzi. Ragazzi!

Non è necessario onorare i nostri soldati che sono in un paese straniero, in guerra, a combattere una guerra non nostra e a sacrificare la propria vita solo per interessi di alcuni. Mi fa ridere a crepapelle quando La Russa commemora queste cose, lui che del militare non sa nemmeno cosa significhi esserlo, così mi fanno ridere i vari Fini, Schifani ed altri pezzi di una congrega massonica che della vita di quei soldati non sa nemmeno che farsene, mi fa ridere il saperli così rattristati, perché nelle loro lacrime si raccoglie il veleno per altri omicidi.

L’omaggio agli eroi si dona a quelli che difendono la loro patria, che non abbiamo più, agli ideali di una condivisione di un popolo italiano dilaniato dalle più ignobili figure che il parlamento abbia mai avuto, a quei soldati che stanchi d’esser derisi e dilaniuati degli interessi di alcuni, vanno a morire in una terra di cui non capiscono del perché essere lì se non la semplice paga dalla quale dipendono le loro famiglie.
Quegli sarebbero eroi.

Questi, questi morti non sono eroi, ma becchime per quel porcilaio italiano che vorrebbe indurci a pensare che liberiamo il mondo dal terrore, mentre con l’altra mano ci spingono sull’orlo del baratro.
Questi morti sono gente comune, che non solo non sa cosa stanno facendo, ma crede che il lavoro del militare sia un lavoro come un altro e ciò, dato il rischio della loro vita, non è! Ma lo scoprono troppo tardi e le loro famiglie piangono!

Dilaniati dai fratelli di questa insana repubblica e dall’ideale corporativo sbarcanoi in terre a loro ostili, in terre in cui le grandi nazioni, ma sarebbe meglio dire, i grandi interessi mondiali, come predatori ad una carovana, rapinano, saccheggiano, stuprano, uccidono senza il rispetto e senza l’onore di combattere per la propria patria, ma solo ed esclusivamente per i loro interessi egemonici.

Essi non sono angeli, perché non è della loro religione che si compie il comandamento “Non uccidere”; essi sono poveri giovani, miseri e da compatire e da onorare per non aver capito, come un giovane inesperto, che il costo delle loro vite è più prezioso di quello degli interessi personali delle grandi aziende multinazionali.

Per loro non serve il falso onore che quegli infami vogliono loro donare a saldo della vergogna interiore che non vogliono e non possono esprimere, a loro va invece una preghiera, per chi crede, ed un aiuto per quelle famiglie che di questi giovani sospirava il tangibile contributo di sussistenza.

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