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Manipolazione e controllo.

In una recente lettura mi sono imbattuto in una frase di Pascal: “Ciascuno esamini i propri pensieri: li troverà sempre occupati dal passato e dall’avvenire. Non pensiamo quasi mai al presente o, se ci pensiamo, è solo per prenderne lume al fine di predisporre l’avvenire. Il presente non è mai il nostro fine; il passato ed il presente sono i nostri mezzi; solo il futuro è il nostro fine. Così non viviamo mai, ma speriamo di vivere e, preparandoci sempre ad essere felici, è inevitabile che non siamo mai tali.” (Pascal, Pensieri)
I rapporti della nostra vita si riducono ad effimero passaggio senza che se ne colga l’essenza della nostra esperienza e lì dove  il passato è frutto dell’inesperienza, il futuro è lo schermo delle nostre aspettative. Uomo fallace ed ingannevole nelle sue idee.

Anche Milan Kundera, nel suo L’insostenibile leggerezza dell’essere, si rendeva conto che non c’è nessuna possibilità di stabilire quale sia la miglior scielta per il proprio futuro, perché non c’è l’esperienza vissuta e perché ogni avvenimento che si incontra nel percorso della nostra vita è unico e solo.  Così la nascita di un figlio, la morte di un genitore. Nessuno è in grado di imprestare l’impalcatura della propria esperienza per sorreggere l’altrui ignoranza. Ciò che è il vissuto per uno, spesso non è uguale e nemmeno similare per gli altri.

Rappresentano questi aspetti una premessa sul controllo incondizionato della nostra vita? Le risposte sono parecchie e, a volte, anche fantasiose, ma adentrandosi nei pensieri e nel cercare quale che sia la verità spesso accade che anche dietro ad un innocente evento si nasconde la mano di “misteriose” manipolazioni. Chi controlla cosa e perché? E’ la domanda generalmente che ci si sente fare da quelli che ascoltano.  Che motivo c’è? E poi, se guardiamo di come si svolge la nostra vita non si vede nessun controllo! Questo spesso lo si sente anche in bocca a persone affermate nella vita pubblica e culturale.

Nella realtà, in quella che siamo in grado di percepire con la nostra intelligenza e con la voglia di informarsi e di capire, i condizionamenti e manipolazioni non sono una cosa nuova, anche nel passato lontano questo erano attuati dai diversi centri di potere: dalla chiesa, dai regnanti, dalle associazioni commerciali, dalle università, il cui compito dovrebbe  essere il contrario, ovvero instillare il senso critico ed autonomo del pensiero umano. I condizionamenti sono quindi un aspetto fondamentale dell’uomo che con molta probabilità fonda la sua origine nella paura della morte, nella paura dell’ignoto (il futuro è ignoto!) nella paura di esperienza mai vissute. A questo l’uomo pone come rimedio la fede religiosa, quella politica, sociale non rendendosi conto che ogni una di queste è  condizionamento.  Purtroppo, il dramma odierno, sopratutto concentrato sulla vacuità di tutto quello che ci circonda, ha portato l’uomo a controllare ogni attività umana rendendo il suo simile non più intelligente di un sasso in un fiume e mentre questo è appartenente al ciclo vitale della natura e segue il suo ciclo senza esserne conscio, ma ben integrato, l’uomo, per contro, pretende di essere sasso-fiume-natura e forse anche Dio senza sapere che in una frazione di secondo, dopo, non sarà che un semplice ricordo.

Ritornando con i piedi per terra si legge in un sito un articolo molto interessante di Salange Manfredi proprio sull’aspetto della manipolazione e controllo. L’autrice non cerca di spiegare quale sia il motivo del controllo, ma evidenzia quegli aspetti attraverso i quali il controllo e la manipolazione si manifestano.

L’esempio tipico è in questi anni la presenza della continua e costante minaccia di attacchi terroristici. Non c’è giorno, mese o anno che nei media si legga o si ascolti notizie allarmanti, promesse di disastri, di esplosioni, il tutto condito da immagini che non hanno mai un nesso con la notizia in se, ma fanno da ottimo supporto al contenuto del messaggio stesso. Se si parla di attentati, che non sono accaduti, ma che potrebbero accadere, verranno mandate immagini catastrofiche di edifici abbattuti da qualche bomba in guerra, oppure mostreranno immagini di strade bagnate di sangue, pezzi di persone, bambini piangenti e mamme disperate.  Se si parla di cambiamenti climatici forniranno storie accadute anni prima dovute ad eventi straordinari, ma che non sono attinenti con la notizia, mostreranno frane incombenti su paesi, valanghe di fango o vulcani che in annientano migliaia di popolazioni e tutto questo miscuglio di eventi fasulli tendono tutti a mettere l’autocontrollo sotto controllo.

Più instillo la precarietà, più facile è condurre le menti a posizioni più conservative e di conseguenza è più facile fare accettare leggi anti-umane, stati di assedio perenne, guerre di pace e guerre di democrazia. Più si induce l’uomo a guardare la sua inutile vita ad uno specchio carico di sangue, dolori, miseria e frustrazione, maggiormente è possibile indurlo ad essere un tenero cucciolo, pronto ad accettare il boccone avvelenato che gli viene dato. E quanto più l’uomo si sente fragile, tanto più ricorre ed accetta rimedi che in altri momenti non vorrebbe mai vedere applicati. L’esempio titpico è il Patriot Act che in USA è stato accettato dopo l’11 settembre. Una vera miniera di coercizioni simile a quanto poteva accadere nella Russia Sovietica degli anni di Stalin. Ma l’uomo accetta e sopratutto non si pone nessuna domanda: perché? E’ sufficiente creare un avvenimento disastroso, sostenuto da una martellante pubblicità terroristica incombente e da immagine costruite ad hoc che anche il più incredulo cade nella trappola. La domanda che si pone è semplice: possiamo dubitare di quelli che stanno nella stanza dei bottoni? No!

E invece sì!

Nella stanza dei bottoni non ci sono mai persone che hanno l’interesse per la collettività, ma spesso ci sono gruppi di potere economico che vanno dalla finanza, all’industria, al commercio e all’editoria. Tutti questi gruppi hanno un solo scopo:  fare gli interessi di se stessi e dei loro accoliti. E’ sufficiente che al “popolino” sia garantito il minimo e qualchecosina in più per divertirsi, ma non troppo, e i giochi sono fatti. Questa è la democrazia!

Ma perché questo possa avverarsi è necessario esercitare il controllo e la manipolazione a partire da subito, sin dalla tenera età.
Così negli asili, nelle scuole elementari e su fino agli studi universitari. I testi di studio saranno attentamente visionati affinché si legga solo quello che è necessario, o al contrario si caricheranno in maniera mostruosa di concetti e definizioni tali che gli uni contraddicano gli altri.
I libri di storia, quella italiana per esempio, avranno il sapore di una conquista sociale a favore della liberazione del giogo borbonico e austriaco, nascondendo invece le vere motivazioni della conquista del sud da parte delle grandi nazioni di allora (Francia e Gran Bretagna). Oppure si attuerà un linguaggio sempre meno attaccato alla propria cultura sradicando gesti, parole e tradizioni.

Gli insegnanti continueranno a ripetere che per stare nel mondo è necessario farsi capire: verissimo! E che la lingua migliore per farlo è l’inglese, vero anche se ho qualche dubbio. Nel frattempo è stato eliminato il latino nelle medie inferiori e addirittura nei licei scintifici. Però non stanno molto attenti al fatto che anche all’interno è necessario farsi capire, così che la lingua italiana, un po’ alla volta, viene scardinata da neologismi, da inglesismi assolutamente insignificanti (l’esempio tipico è la parola monitor, ormai usata per tutto e dell’ok, spesso sostituito dal neologismo okappa!).

Creato quindi un tappeto culturale adatto si percorre la via dell’informazione addomesticata tramite i giornali, la televisione ed altri media più o meno invasivi la propria sfera personale. Penso ai cellulari, ai compouter tascabili ed altre amenità tecnologiche inutili che non lasciano lo spazio di decidere.  Il controllo è attuato anche visivamente e non più con i poliziotti per la strada che potevano chiaccherare con la gente: questo fatto è estremamente importante.
Non si deve consocere, capire ed eventualmente correggere, ma agire diettamente sullo strappo sociale che si potrebbe verificare in una zona di una città qualsiasi.
Si trovano quindi migliaia di occhi elettronici che continuamente, 24 ore al giorno, controllano e nel momento del bisogno entra in azione la pattuglia di soccorso, la teste di cuoio per annientare quello che, forse, una normale pattuglia stradale o dei polizziotti a piedi avrebbero risolto in maniera sicuramente più efficace. Ma questo non è possibile, perché il controllo del poliziotto deve essere asettico e colpire duro anche il proprio amico che si è incavolato con una banca che gli ha bloccato il conto a causa di uno scoperto per un assegno a vuoto che l’amico ha ricevuto.
E’ naturale che si incazzi, no? E il poliziotto potrebbe mediare e portare sicuramente alla ragione il poveretto. Invece no! La telecamera inquadra, scorge l’ira e la gestualità impotente del cliente e dall’altra parte scatta il segnale: è un terrorista! Notizia sui media: terrorista tentava l’assalto di una banca prendendo ostaggio i cassieri ed i clienti. L’intervento immediato delle forze dell’ordine ha riportato l’ordine e la serenità.

Messaggio: tu che hai subito un torto da una struttura finanziaria, contro la quale puoi solo incavolarti sei diventato un terrorista, entrato nei libri neri della Criminalpol, dell’FBI, della NSA e altre mille e più sigle antiterroristiche, devi accettare le nostre scelte: sono per il tuo bene e la tua sicurezza.
Non pensare, non agire, a questo ci pensiamo noi.

L’uomo odierno, ma anche nel passato accadeva, non vuole sapere, non vuole cercare la soluzione: egli delega senza porsi nessuna domanda ed accetta qualsiasi soluzione purché alla fine della giornata possa riposarsi in pace. L’uomo ha perso il senso del suo esistere, il contatto con tutto quello che lo circonda e sopratutto si sente totalmente avulso da qualsisai attività in cui sia necessario la sua partecipazione.  Partecipare significa interessarsi, significa studiare, significa porsi continuamente delle domande e sopratutto significa controllare, nel senso di verificare se quanto uno dice o fa è esattamente quello che intende o non stia invece portando l’intero quadro del discorso a sfavore dell’uomo.  Non è pensabile che oggi l’uomo senta la necessità di pensare, già lo fanno gli altri e per questo non ci si meraviglia più se persone che hanno disastrato l’Italia abbiano anche una cattedra, una pensione milionaria, una liquidazione miliardaria. L’uomo è insensibile, perché la callosità del suo egocentrismo è arrivata addirittura al di sopra della sua capacità di capire cosa esattamente esso voglia.

 

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