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Lavoro ed Energia

Alcune volte guardando la luce emessa da una lampada, il flusso dell’acqua dal rubinetto, la forma di un oggetto, il colore di un’immagine su una pagina, riesce difficile capire che tutto è solo energia.

Energia elettrica, o più semplicemente lavoro. Però ci si chiede mai che cosa sia?
Va beh! Tutti lo sanno, ma per i più pigri diciamo che l’energia elettrica o meglio l’elettricità, è sostanzialmente lavoro. I puristi non saranno d’accordo su questa affermazioni, ma non avendo i galloni per definire meglio il concetto si può fare riferimento a quanto si definisce per elettricità.

Quindi è lavoro fatto tra due cariche, una positiva ed una negativa.
Ora immaginiamoci un mondo privo di tale energia e pensiamo come potremmo vivere.
Alla sera tutti rientrerebbero alle loro case molto prima di quanto accade ora; i pasti sarebbero consumati molto prima dell’ora attuale e ogni attività umana subirebbe una modificazione epocale.

Quello che fino a ieri sembrava una cosa comune: la luce, il telefono, il riscaldamento, il cellulare o altre amenità tecnologiche sarebbero solo oggetti privi di senso e di qualsiasi utilità pratica. Magari ricercati da qualche folle collezionista, ma per i più oggetti inutili e sopratutto superflui per una vita senza elettricità. Anche internet sarebbe un luogo inesistente, inaccessibile e tutti verrebbero accecati e resi inutili per questa parte della vita.

Un ritorno alle origini si potrebbe dire, ma non sarebbe altro che un riappropriarsi della propria coscienza, cosa dalla quale molti invece tendono a sfuggire. Alla fine da una prigione elettrica, definita da virtuali confini: internet, blogs, chats, sms, dove ognuno sente la propria libertà capace di volare oltre i suoi confini, si cade nella vita dove ogni passo ed ogni azione ha il suo effettivo valore: quello delle nostre capacità, delle nostre coscienze e delle nostre esperienze.

Tutto riportato a zero. Si comincia di nuovo da una nuova vita, in cui la nostra cultura si scontra con le effettive necessità quotidiane: cercare l’acqua, cercare il cibo, un tetto sulla testa, smaltire i rifiuti, fare il bagno, andare al bagno.
Tutte cose naturali e scontate, in questa realtà in cui viviamo, ma dalle quali molti nel mondo non sanno nemmeno cosa siano e che accadendo quanto sopra anche per noi sarebbero impossibili.

Pensiamo ad un momento a quello che facciamo sul lavoro.
Alcuni hanno attività interessantissime, sono impegnati, vanno a cene d’affari, a balli di gala; le loro attività di pubbliche relazioni e commerciali sono molto importanti, senza queste persone il mondo, adesso, si fermerebbe. Gli altri, quelli che timbrano tutti i giorni o tutti quelli che lavorano in un ufficio amministrativo, in un ufficio commerciale hanno un bel d’affare: controllare le fatture, verificare l’attendibilità dei pagamenti, ricercare le banche che offrono le migliori condizioni, oppure ascoltare le lamentele dei clienti perché non hanno pagato, o prendere nota degli ordini, correggerli, inserirli al computer e mandare la copia a qualche ufficio di competenza che provvederà a vidimarli e renderli validi. Tutte persone che lavorano, che fanno qualcosa per portare a casa la pagnotta, ma che cosa fanno per loro? Nulla!

Sono in attesa…di cosa? Della pensione, di una vita diversa, di una svolta, di qualcosa che cambi e che li renda partecipi a quelli che stanno facendo senza per questo sminuire la loro dignità.
Però, siamo franchi, a che servono in sostanza? A nulla, vero?

Senza elettricità anche questi sarebbero la massa grigia ed informe che anima le nostre strade, che corre alla ricerca di un inserimento in qualcosa che nemmeno loro saprebbero definire. Non hanno nessuna attività, non sono nessuno, non sanno piantare un chiodo, non sanno farsi un piatto di spaghetti e nemmeno accendere un fuoco. Tutta gente destinata, probabilmente a diventare rapaci o a reinventarsi ciò che nessuno ha mai loro insegnato: essere delle persone.

Eppure tutti noi abbiamo attività inutili e tutte tenute in piedi dall’elettricità. Senza questa non saremo né commerciali, né indaffarati “uomini d’affari”, né segretarie ipergonfiate da siliconate protuberanze inverosimili, né impiegatucci che passano una carta da un ufficio all’altro.
Le nostre attività diventerebbero inutili, non pagate e ci troveremmo con le tasche vuote e la pancia a tamburo.

Pensiamoci quindi che quando accendiamo una lampada, dietro alla sua luce arde una storia che mai abbiamo indagato e della quale, forse, pochi vorrebbero conoscere.

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