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Un minuto di silenzio…dedicato
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Oggi in molte città italiane si sono svolte alcune maratone, a Padova, Messina e Genova. Tutte indistintamente hanno voluto commemorare le vittime della maratona di Boston. Un minuto di silenzio assordante.
Nessuna ha commemorato i massacri di Gaza che il non-stato compie da anni come un aguzzino di un campo di sterminio; nessuno ha commemorato le vittime dei 456 bombardamenti italiani in Libia; nessuno ha commemorato le vittime degli “errori” delle forze Nato in Afghanistan; nessuno ha commemorato le migliaia di persone che vengono giornalmente macellate in Siria.
Questi morti sono spazzatura, umani differenziati, da dimenticare per far posto a quelli volutamente uccisi a Boston.
Nemmeno Papa Bergoglio ha mosso una parola per questi decine di migliaia di morti, nemmeno la chiesa giudaica di Roma ha mosso parole, nessuno.
Un momento!

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Ieri e oggi ho dato fondo alla mia desolazione: ho cercato di capire che cosa trasmettono alcuni telegiornali della Rai (i 3 canali canali canonici), di La7 e di Rainew24. Sono andato in depressione. Le notizie più gettonate in tutte le testate di comunicazione di massa nell’ordine:- Bersani che tenta di fare un governo impossibile – Terzi da le dimissioni per la figura di m*** dell’Italia nei riguardi dell’India – il Papa che fa il gesuita – La revisione del processo di Meredith – Il processo di Sara Scazzi – Previsioni meteo – Calcio.
Ora, ditemi voi, su una informazione di questo genere come volete che gli italiani cerchino di essere responsabili quando i media precostituiti propinano notizie che hanno il valore di un rutto all’osteria? A farli crescere temprati nei problemi?
Dire che sono bamboccioni, come disse la Fornero, è solo un eufemismo, poiché nessuna persona, italiana o straniera che sia, potrebbe essere diversamente se allevata in un stato in cui le notizie principali sono quelle sopraddette. Qualcuno disse che il popolo italiano è come un bimbo di 3/4 anni, viziato, dispettoso e sempre pronto a dire no e come tale va trattato, ogni tanto una sculacciata e successivamente la caramella per zittirlo, possiamo dargli torto?
Un giorno mi trovavo in Corsica, vicino a Porto su una spiaggia libera da ombrelloni e in pieno sole. Davanti a me, a qualche decina di metri, stava una famiglia di francesi: papà, mamma e 9 figli. Il più grande avrà avuto 15 anni e il più piccolo, anzi la più piccola forse 2 o 3. Questa era affetta dalla sindrome di Down, simpaticissima e sopratutto attenta a tutto quello che facevano i fratellini più grandi.
Cosa mi ha colpito in questa famiglia? la gentilezza, la pacatezza, l’autorevolezza, la semplicità e la purezza dei movimenti degli uni verso gli altri e di tutti verso la bambinetta, ma senza ostentazione. Il rispetto reciproco e l’attenzione sono quelle cose che mi hanno stordito nell’osservare questa famiglia semplice. Semplice, perché non aveva nulla di firmato, scarpe normalissime, vestiti normali, anzi forse se li passavano da figlio a figlio, cibo normale, con grandi panini e tutti attorno a mangiare con qualche battuta per le nuotate che avevano fatto, per gli scherzi che si facevano. Presi nel loro insieme, con lo sfondo del verde dei lecci e dei pini in quella calda giornata d’estate sembravano inseriti in un quadro dei macchiaioli di fine ottocento. Tutto nell’equilibrio e nel rispetto.
La mamma non si preoccupava più di tanto dei bimbi, ma con un occhio leggeva una rivista francese e con l’altro controllava i più piccoli, interrompendo la sua lettura con qualche avvertimento verso i più grandi di fare attenzione ai piccoli. Una vera comandante: autorevole, sensibile senza usare nessun tipo di ricatto (tipico delle famiglie italiane) e nessun urlo o sbracciamento sguaiato. Il padre se ne stava in disparte e se non ricordo male, leggeva un libro, ma spesso dopo qualche pagina, si gettava nella mischia dei figli per coinvolgerli in qualche battaglia sulla riva del mare, ragazzine e maschietti. Era un quadro bellissimo. Finita la giornata, tutti indistintamente hanno setacciarono la spiaggia in cui avevano sostato, raccolsero i loro indumenti, le loro immondizie (poche o nessuna) e ognuno con le sue cose si allontanarono senza frastuono e in ordine sparso fino a scomparire da dove erano arrivati.
Avrei voluto conoscerli meglio, parlare loro e cercare di capire da dove nasceva e scaturiva quella semplicità e quella serenità di quella giornata al mare in Corsica. Già perché loro non erano corsi, ma della Bretagna. Spesso usavano termini dialettali, ma sforzandomi, capivo le loro parole e rapivo quei tratti dei discorsi che tra i genitori facevano. Nulla di eccezionale, ma non parlavano della Belen, né di Corona e nemmeno di qualche miliardario di calciatore e nemmeno dei pettegolezzi francesi. Spesso argomentavano su qualche personaggio politico, ma con leggerezza, come fosse un vicino di casa loro. Vista la famiglia numerosa avevano altro a cui pensare, ma l’estate e la vacanza era probabilmente motivo anche per parlare di cose che nella vita quotidiana sfuggono.
Cambiamo scena.
Un giorno mi trovo in città, in Italia, e siedo con alcuni amici in un vecchio e storico bar. Siamo al tavolo e sorseggiamo un caffè in attesa di imbastire la serata in qualche maniera divertente. Nel “cazzeggiare”, vicino al nostro tavolo, arriva una famigliola di tedeschi con un bimbo piccolo. Tranquillamente si siedono ordinano il solito “capucino” e si guardano attorno. Il bimbo sgaiattola dalla mamma e per andare in braccio al papà nella sua breve corsetta va sbattere con violenza inaudita sullo spigolo del tavolo (di marmo). Il tonfo è forte e ci giriamo, il silenzio assale il bambino e la mamma lo guarda con dolcezza, senza preoccupazione e con uno sguardo che, a mio avviso aveva del satanico, gli comunica tranquillità (?). Il bimbo inizia ad emettere qualche piccolo urletto-singhiozzo-soffocato (alla Fantozzi, per intenderci), ma non da sfogo al dolore che suppongo fosse esagerato. La mamma lo tranquillizza, credo, perché con voce suadente gli dice delle parole che lo fanno quasi zittire. Il padre che aveva assistito alla scena in disparte, quasi indifferente, si sporge dalla sedia per accarezzare il bernoccolo frontale che al bimbo cominciava a crescere a dismisura e con un gesto rapido, se lo porta sulle ginocchia, quasi a consolarlo. Il bimbo non demorde, anzi il dolore preme e vuole la sua dose di urli che tutti noi, allibiti per la scena, attendiamo. Ma niente. Il padre lo coccola con qualche buffetto sul sedere e la madre indifferente si beve il suo “capucino” . Gli occhi del bimbo sono carichi di lacrime di dolore, ma il papà con amorevolezza gli passa sulla fronte un fazzoletto imbevuto d’acqua e lo tranquillizza, non è successo nulla, sembrava dicesse. Avrei voluto vedere il padre al posto del bimbo se se ne stava tranquillo, caspita!! Dopo qualche minuto tutto finito.
Cosa hanno in comune queste due scene con noi italiani? Nulla! Due mondi opposti e diversi, nei quali non ci identifichiamo e che troviamo per alcuni versi anche esagerati. Eppure, in quello francese la compostezza, la semplicità, la serentià e la sobrietà e il rispetto reciproco è una degli aspetti che NON abbiamo. In quello tedesco è evidente la compostezza, il rispetto, poiché il bimbo non ha urlato come un forsennato e cercato il compiacimento genitoriale, mentre il genitore ha saputo indirizzare quell’atroce dolore nell’accettazione che un dolore non è la fine del mondo (vaglielo a dire al bimbo!!). Noi non siamo così per nulla al mondo. E spesso veniamo redarguiti quando andiamo all’estero proprio per la nostra capacità di farci riconoscere. Siamo ingovernabili, salvo che non sia presente l’una e l’altra cosa, come nelle scene sopracitate.
L’ordine e la compostezza, il rispetto e l’autorevolezza, la sobrietà e la sagacia delle scelte. Nulla di tutto ciò appartiene alla nostra cultura di questi ultimi 50 anni. Sfascio, disordine, mostruosità sociali, efferatezze politiche ed inciuci che a pensarli Machiavelli a confronto è un pivello.
E’ il caso, passato inosservato di questi giorni, che l’INPS è ormai è stracotto, per usare un eufemismo. Si legge che l’INPS conferma la perdita di 10 miliardi per il 2013 e il patrimonio passa da 41 a 15,4 miliardi. E’ sicuramente una notizia da far rizzare i capelli a tutti i pensionati e a quelli che credono che avranno una pensione senza contare al buco da 30 miliardi dell’INPDAP per il mancato versamento dei contributi ai suoi dipendenti che l’INPS ha accorpato, eppure, avete sentito questa notizia alla radio, alla televisione, insomma da qualche parte? Immagino di no. Silenzio assoluto!!!!
Nel frattempo i giochini europei ci soffieranno i nostri risparmi e pensioni e noi andremo ancora in spiaggia o al bar a parlare di Scazzi, Meredith, Balotelli o altre insignificanti ed inutile fatti.
Ma se lo meritano i denari dallo stato le aziende creditrici?
Qualche settimana fa Bersani dichiarava che per sollevare le aziende a credito con le PA si sarebbe potuto emettere delle obbligazioni di stato per un valore di 10 miliardi all’anno per 5 anni. Boom!!! C’è da chiedersi se abbia mai fatto due conti della serva e abbia mai capito come funziona, almeno, un libro contabile: colonna dare e colonna avere. Ma Bersani non è un tecnico come il grande Monti, ma un uomo politico. Agli uomini a volte è permesso dire delle castronerie, mentre a chi fa politica la stupidità è peggio di qualsiasi altra cosa e Bersani in questo campo è veramente stupido.
Emettere delle obbligazioni a fronte di un debito delle PA significa in ultima analisi emettere altro debito, ma forse questo Bersani non lo sa, oppure lo sa eccome, e conscio dello sfascio e della stupidità degli italiani, si rende conto che tanto non cambia nulla e che alla fine paga pantalone. Che volete che siano 50 miliardi in più sul debito? Nulla, una goccia nel mare, dobbiamo preoccuparcene? Eppure ci sono stati milioni di persone che hanno votato questo personaggio, le sue idee e quelle che egli rappresenta in seno al partito che lo sostiene. Parliamo di 17 milioni di persone che la pensano come lui e come il suo partito. Cosa potremmo quindi contro proporre: beh, che le paghino questi 17 milioni di adepti al PD i 50 miliardi di debito delle PA alle aziende creditrici, vi pare? Alla fine sono poco più che 2900 euro a testa che distribuiti su 5 anni, come la proposta Bersani indica, sono solo 580 euro, che volete che siano per persone che hanno l’ardire di redistribuire sui restanti una proposta delinquenziale e truffaldina?
Ma il vero problema non sta tanto nella demenziale proposta di Bersani che riappare ancora in questi giorni e che sembra trovare molti “politicanti” favorevole. Infatti, da quello che legge, “la Commissione Ue ha concesso all’Italia la possibilità di emettere titoli pubblici speciali per far sì che le Pubbliche Amministrazioni saldino i propri debiti verso le imprese e fornitori.” Pare che Bersani abbia una corsia preferenziale a Bruxell visto quanto deciso dalla commissione europea o quanto meno si senta nell’autorità di decidere quanto ancora non è stato deciso visto lo stallo in cui ci troviamo. Ma l’Europa (le banche europee) chiede che vi sia un piano di rientro se mai dovesse prestarci questi denari (tecnicamente “un allentamento nel piano di stabilità”), ma anche in questo caso la nebbia fa da padrona. Mancano i dati certi e sopratutto non si sa con chi si avrà a che fare (anche questo Bersani non lo sa).
Il vero problema sta però e nella stragrande maggioranza delle aziende italiane che lavora per il pubblico e questo aspetto è ancora peggio di qualsiasi altro. Questo dovrebbe far pensare e mettere in dubbio le abilità dei nostri imprenditori, alle loro capacità di fare impresa se poi dietro alle spalle hanno un committente sempre pronto a fornire loro commesse ed attività. In ultima analisi quindi lo stato italiano, assistenziale, pone il grave dilemma della libera concorrenza, come la madre che tenta di staccare il proprio bimbo dalla tetta per evitare che con la crescita dei dentini non si spolpi anche la madre. Lo stato italiano appare nutrice, produttore di mammoni, figli di mammona, di beoti bamboccioni sempre alla ricerca del suggerimento, dell’attività in seno alla loro nutrice. E’ una situazione paradossale, senza via d’uscita, ma sopratutto a circolo vizioso che si autoalimenta. Lo stato senza gli intrallazzi con le potenti aziende che con lui lavora non esisterebbe, così come lo conosciamo, e le aziende non esisterebbero. Eppure è così! Nessuna o poche aziende ha il coraggio di ricorrere agli atti legali che le tutelano, preferiscono attendere, licenziare o magari suicidarsi pur di non colpire la loro madre nutrice. E’ assurdo, ma è la realtà.
Alcune aziende contattate, difronte alla domanda di ricorrere alle vie legali per rientrare del proprio credito, rispondono che una volta percorsa quella strada e vinta la causa dopo il lavoro mancherà, nessuno le metterà in condizioni di continuare, e nessuna associazione (Confindustria, Confartigianato, Confedilizia, Confcommercio) ha mai percorso la strada di una Class-Action nei confronti dello stato, ma quelle poche che hanno avuto l’ardire di fargli causa si trovano adesso senza lavoro e con personale licenziato, senza commesse.
Ha senso tutto questo?
Come pensiamo di poter essere un paese concorrenziale nei riguardi di altri europei quando al nostro interno abbiamo delle imprese che senza l’aiutino dello stato sarebbero uno zero assoluto! Come possiamo pensare in questo secolo con la prima economia mondiale (la Cina), la più grande in assoluto, per ora, che sta facendo balzi da gigante, di competere se non avessimo lo stato che ci assiste in ogni piega delle nostre attività produttive? Allora da questo scaturisce un altro ragionamento, perché lamentarci, perché chiedere insistentemente che lo stato paghi, quando in tempi migliori nessuno alzava la testa per farlo? Siamo tutti complici di un sistema che quando va bene tutti zitti. Ma adesso, con il lavoro che manca, con le tasse che hanno superato il 70%, con un’Europa che ha messo i cancelli alla nostra libertà di movimento, con le banche che stanno strangolando le aziende, gli imprenditori chiedono ossigeno, chiedono un aiuto manifesto al sistema che fino a ieri essi avevano sorretto. Possiamo biasimarli?
[Aggiornamento]
Però, pensiamoci su un istante, fino a ieri queste aziende erano conniventi con le attività che lo stato dava a loro da svolgere, fino a ieri queste aziende non si lamentavano dei ritardi nei pagamenti o negli accrediti per l’Iva versata, queste aziende accettavano scoperti anche di mesi ed anni e le banche, consce che il creditore è solvibile (lo stato), nicchiavano e pazientavano. Fino ad ieri queste aziende, con la connivenza dei manigoldi dei politici, lucravano di 100/200/300/500 % in più sulle commesse e tutti erano contenti: imprenditori manigoldi e politici assatanati (basta vedere la differenza tra preventivo e consuntivo di tutte le opere pubbliche costruite in questi ultimi 50 anni).
Il sistema, un certo sistema, ha capito che il vero tesoro non sono le opere pubbliche, perché alla fine bisogna rendere conto, ma gli investimenti finanzari: non si rischia quasi nulla, si splpa sicuramente e si getta la carcassa senza che vi sia nessun colpevole, anzi è sempre lo stesso: il cittadino.
A questo proposito giusto perché vi facciate un po’ di cultura di economia e finanza vi posto un video di un guru della finanza che non è un Krugman o Stiglitz, ma un tassista di Londra, incazzato come una belva, ma che in poche e colorite parole ha espresso il teorema sul quale si basa la follia che stiamo vivendo in questi ultimi anni e quelli prossimi a venire.
Chi si merita il nostro voto?

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Recentemente ho avuto modo di dare un’occhiata ai diversi simboli elettorali per capire quanti e chi fossero i concorrenti alla mensa italiana. Già! Perché non crederemo mica che questi bei tomi abbiano a cuore il nostro benessere! Loro unico scopo mangiare, mangiare e mangiare. Molti, in ritardo, si sono accorti che alla mensa italiana si mangia bene, è una nostra prerogativa la buona cucina, e a frotte come mosche sulla m***, si stanno guerreggiando per avere il boccone migliore.
Ebbene i simboli riscontrati sono 215 con sfumature che vanno dal grottesco al comico e dal penoso al ridicolo. Una piccola carrellata per capire:
Partito Pirata – Pace Pane e Lavoro – Pensionati e Invalidi Giovani Insieme – Sacro Romano Impero Liberale Cattolico-Giuristi del Sacro Romano – Democrazia Atea – Nuovo Psi – Partito Pirata – Noi consumatori liberi da Equitalia – Nuovo Psi Liberal socialisti – Lista civica nazionale IO NON VOTO – Donne per l’Italia – Recupero Maltolto – Partito Internettiano – Fare per fermare il declino – Angeli della Libertà – Fratellanza Donne – Partito comunista italiano marxista lininista – D.N.A. Democrazia Natura Amore – Mondo Anziani – No alla chiusura degli ospedali – Movimento Eudonna – Forza Roma – Forza Lazio – Io amo l’Italia – Movimento Bunga Bunga – Dimezziamo lo stipendio ai politici – Micro, il Movimento delle microimprese – Gay di Destra – Lista civica Militia Christi – Il veliero – Io cambio – Voto di astensione – Disoccupati per l’Italia – Movimento mamme del mondo.
Come notate sono tantissimi, dai nomi esotici e assurdi, ma tutti aspirano ad entrare in quell’ agoniato luogo dove ogni soppruso ed ogni velleità di potere ha la sua sublimazione: il parlamento e il senato.
Quousque tandem, Catilina, abutere patientia nostra?!
Era l’incipit con il quale Cicerone scagliava le sue accuse contro Catilina nelle Catilinarie, ma erano altri tempi e gli avversari venivano rapidamente eliminati. Nella realtà Catilina non era un pazzo e furioso come lo dipingeva Cicerone, ma un uomo dai tratti forti ed a volte feroci che aveva a cuore la lealtà e il rispetto per le genti dell’Impero. Tutti potevano votare per il senato, ma con l’obbligo di farlo a Roma. Catilina invece non era d’accordo e su questo impose la sua idea che le votazioni dovevano tenersi nei comuni sparsi nell’impero. La conseguenza di questa idea non era gradita al senato di Roma costituito per lo più da ricchi possidenti e patrizi di vecchia data che avrebbero visto svanire il loro potere se l’idea di Catilina avesse preso piede. Da qui le malversazioni, le diffamazioni, le trame, le accuse velate e poi sempre più aperte. Catilina era quindi l’elemento disgregante di quella costruzione clientelare che anche oggi abbiamo in Italia e le basi di questo le affermava dicendo che “La Repubblica ha due corpi: uno fragile (il senato), con una testa malferma; l’altro vigoroso (il popolo), ma senza testa affatto; non gli mancherà, finché vivo“.
Anni dopo la morte di Catilina leggiamo: Cicerone ammetterà che Catilina aveva raccolto attorno a sé «anche persone forti e buone», offriva «qualche stimolo all’attività e all’impegno», e che in certi momenti era sembrato a Cicerone perfino «un buon cittadino, appassionato ammiratore degli uomini migliori, amico sicuro e leale». Catilina, ammetterà ancora Cicerone, «era gaio, spavaldo, attorniato da uno stuolo di giovani»; per di più, «vi erano in quest’uomo caratteristiche singolari: la capacità di legare a sé l’animo di molti con l’amicizia, conservarseli con l’ossequio, far parte a tutti di ciò che aveva, prestar servigi a chiunque con il denaro, con le aderenze, con l’opera…»
Vedete qualche differenza con quanto accade adesso? Anche in questi tempi abbiamo due corpi e una testa sola, quella del ciarpame politico che si arroga il diritto di governare senza averne la capacità di farlo. Un popolo, senza testa e senza spirito, totalmente avulso dai grandi progetti e dalle grandi idee, più chino ai problemi minuti del quotidiano che ad una visione più ampia della casa in cui vive.
ILVA, solo bestie!
Continua indefessamente l’attività terroristica dei giudici di Taranto contro gli interessi nazionali, sociali ed economici di una parte dell’industria italiana. E’ stato confermato il licenziamento senza preavviso di 5.000 dipendenti dell’ILVA (Ex IRI svenduta alla famiglia Riva). Purtroppo, come sempre accade in Italia, si guarda solo all’aspetto più facilmente suscettibile di critiche: ambiente (che va tanto di moda quando si tratta di nascondere altri misfatti).
Quello che più ci si chiede: dove stanno le grandi sigle sindacali della CGIL della UIL, della CISL. In altri tempi avrebbero rovesciato un paese e avrebbero tappezzato le città con oceaniche manifestazioni. Adesso tutti zittini, ricurvi nelle loro sedi a bofonchiare cose inudibili e nessuno si muove. Nel frattempo 5.000 famiglie dovranno fare i conti con dissesti economici, finanziari. Ma ai sindacati, oltre a vociare parole senza senso, non resta altro. C’è come l’impressione di un accordo condiviso con i grandi attori della questione e che per tranquillizzare le persone, usino le solite melliflue proteste, insignificanti e per nulla incisive.
Mi domando poi se quei giudici di Taranto, studiosi di Cicerone (mi auguro che l’abbiano studiato profondamente), hanno mai considerato questi aspetti sociali, perché il sospetto viene per la loro indifferenza e nella totale assenza di ratio societatis et humanitatis e della magnitudo animi (Cicerone): quelli non sono operai, dipendenti, impiegati con famiglie, figli. Sono solo bestie da scaricare al primo macello aperto!
Il problema è ambientale, si dice, ma se fosse così, come accaduto nella zona della Rhur, le soluzioni ci sono. I tedeschi ci sono riusciti ed hanno bonificato l’intera zona rendendola un giardino. Cosa abbiamo noi italiani che non riusciamo a fare meglio degli altri? Inettitudine, pigrizia, oppure forze nascoste che spingono per la chiusura definitiva dell’ILVA, soppiantandola con altri mostri a discapito della salute del benessere sociale.
Avete voluto fare i polli? Preparatevi per la spennatura montiana.

«Vorremmo introdurre una tassa generalizzata sui patrimoni ma non avendo gli strumenti non vorremmo favorire l’allontanamento dei capitali».
Questa la battuta di uno sprovveduto che per inesperienza e incapacità intellettiva annuncia ai quattro venti che potrebbe essere introdotto una patrimoniale con il risultato effettivo di far scappare ancora quei pochi che credevano in una politica “seria”.
La frase suddetta è stata pronunciata dal nostro capo del Governo Monti in occasione del Forum del Financial Times di Milano. C’è qualcosa di nuovo? Sì, ovvero l’annuncio aperto che ci sarà la patrimoniale, ma con i passi che il governo sta compiendo. Non ci sarà una scure nottetempo come nel precedente governo Amato e forse nemmeno retroattiva, ma ci sarà. L’avviso ai naviganti è chiarissimo: se potete esportare i capitali, fatelo in fretta perché non ho più tempo per tergiversare e chi ha orecchie per intendere intenda.
Già s’era scritto su questo odiosa tassa, iniqua, incapace di risolvere nulla se lasciata da sola e senza che vi siano le necessarie correzioni che mai verranno fatte, ma ora i tempi stringono e a Bruxelles non viene lasciato spazio a tentennamenti, sopratutto per le vagonate di miliardi di euro che l’Italia si trova ad affrontare per il patto di stabilità (MES) per 20 anni. Siamo indietro sulla tabella di marcia e nella caotica gestione di un governo incapace è preferibile usare la solita scure sui pochi capitali rimasti in Italia: immobili.
L’intolleranza delle parole di Monti non hanno confine e nemmeno riguardo per i sudati risparmi di milioni di famiglie, poiché argomenta che questa necessaria “patrimoniale esiste già in alcuni paesi estremamente capitalisti”. Come dire: mal comune mezzo gaudio. Ma un male, anche se comune, è sempre un male e non necessariamente risolve le problematiche economiche del nostro paese quando tutto il resto rimane immutabile e ingessato su posizioni di potere di partito e clientelari.
Monti non solo non ha cambiato nulla in questo anno di governo, ma ha portato l’Italia sempre più in basso, come si confa all’usuraio che chiede mensilmente alti interessi alla sua preda.
Il bello della questione è che i vari lazzaroni d’Italia, dal Quirinale e giù fino al più piccolo infame insistono che sostenere questo deprecabile governo è meglio che andare alle elezioni, meglio che votare con una legge elettorale colabrodo. I vari Udc, PD, PDL e tutta la masnada di briganti che infesta l’Italia si stringono a coorte e son pronti alla morte, l’Italia di Monti chiamò.
Democrazia o rivoluzione?
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Il buono della democrazia è che si parla, si discute, si fanno congetture, si intrecciano accordi e poi si cerca di materializzare il miscuglio di parole che si è generato.
E’ paragonabile al chiacchiericcio delle galline razzolanti in attesa del brodo della massaia, prima o dopo tutte finiranno sul piatto del contadino.
Siamo in dirittura d’arrivo per le prossime elezioni e le scelte rimaste al votante si sono ridotte al lumicino. Tutti o quasi, hanno le mani sporche; tutti si sono inzaccherati le scarpe per aver percorso delle strade sporche del fango della collusione e della corruzione. Forse pochi si salvano ed anche questi ne escono malconci per la cattiva pubblicità procurata dall’attività dei loro colleghi più scaltri, più ladri e più disonesti.
Cosa ci offre la politica e ci troviamo:
- Partito Democratico PD): Bersani, Bonino, Castagnetti, Colaninno, Colombo, D’Alema, D’Antoni, Damiano, Franceschini, Letta, Minniti, Renzi, Rosi-Bindi, Rutelli, Veltroni, Vendola.
- Unione di Centro (UDC): Binetti, Buttiglione, Casini, Cesa, Pezzotta.
- Italia dei Valori (IdV): Di Pietro.
- Lega Nord (LN): Bitonci, Bossi, Dal Lago, Maroni.
- Gruppo Misto (GM): Craxi, La Malfa, Mannino, Ronchi, Tabacci.
- Popolo della Libertà (PdL): Alfano, Berlusconi, Boniver, Brambilla, Brunetta, Cicchitto, Cirelli, Fitto, Gelmini, Ghedini, La Russa, Lusi, Mussolini, Prestigiacomo, Tremonti.
- Futuro e Libertà (FLI): Bocchino, Buongiorno, Della Vedova, Fini.
- Popolo e Territorio: Guzzanti, Pionati, Scilopiti.
Tra quelli elencati, credo che nessuno potrebbe ambire alla carica di Capo del Governo, li votereste voi? Io no! Oltre a loro adesso e nel silenzio assordante dei media allineati al potere c’è il Movimento 5 Stelle di Grillo (chissà perché 5 stelle che ricorda tanto la simbologia massonica del pentalfa?) che dice le cose di pancia come molti vogliono sentire, ma che sotto-sotto si scopre che le sue parole sono suggerite, condivise dalla comunità europea, soprattutto quella d’oltremanica. In altri termini è un cavallo di troia che nell’illusione della demagogica arringa di piazza inebetisce, anche umoristicamente, quelli che l’ascoltano.
Nel gruppetto di sopra c’è il rottamatore di Renzi, quello che metti tutti contro tutti, il picconatore alla Kossiga che non risparmia nessuno in nome di una giustizia fatta e creata con la stessa regola con la quale eventualmente verrà eletto, sempre che vinca le primarie (5 milioni di voti!!).
Credo che non ci sia nessuna vergogna nel dire che tutti gli altri non meritano nessuna menzione, salvo quella di rendere al popolo italiano gli anni di ruberie.
Ma anche questo è un luogo comune, perché hanno rubato legalmente con leggi che si sono autoprodotte e che destra e sinistra hanno approvato, nessuno escluso e tutti colpevoli. Possiamo biasimare chi, non avendo né arte e né parte, sceglie la carriera politica e porta a casa stipendi da sogno producendo leggi inumane, colludendosi con la malavita? Un sistema di questo genere è il prodotto che è stato generato dall’Unità d’Italia e dalla vittoria sul fascismo con l’aiuto del malaffare, della massoneria e dei disonesti, quindi non meravigliamoci: tutti figli della lupa a succhiare dalle sue mammelle, finché da latte.
Quindi nello scenario attuale non c’è nessuno che vale un misero voto, zero totale. Chi rimane? Non facciamo nomi! E allora cosa potrebbe accadere? Nessuno va a votare (impossibile) e in automatico, come è accaduto e continua ad accadere in Lussemburgo, viene nominato dal presidente della repubblica, un governo ad interim.
Ora visto che il presidente della repubblica ha un debole per certe persone, il governo che prenderebbe carica sarebbe quello attuale, il Governo Monti, con qualche piccola modifica, qualche piccolo adattamento. Continuerebbe ad agire per sfasciare la già martoriata Italia producendo disastri su disastri. E tutti quelli che erano prima in politica?
Rimarrebbero al loro posto, perché il tecnicismo bancario di Monti ha bisogno della facciata per far capire alla gente che quello che verrà attuato sarà il risultato di scelte condivise con la politica sulla quale cadranno le colpe.
E’ evidente quindi che in questa marea di scorie sub-umane qualsiasi strada che si percorra legalmente viene immediatamente bloccata perché il potere, ovvero il sistema di potere, è detenuto dagli stessi che vogliono farci credere di cambiarlo a nostro favore. Si sono costruiti la loro torre dorata dalla quale, ancora per poco, ci gettano gli avanzi dei loro pasti. Non ci sono vie d’uscita e le uniche percorribili prevedono, ovviamente, la rivoluzione.
Ma noi italiani siamo talmente fessi che non ci accorgiamo di essere sommersi velenosamente da un odio verso le stanze del potere dove ogni giorno si commettono gravi danni alle casse dello stato: regioni, provincie, comuni enti, ospedali, l’intero sistema ci ‘appare’ allo sfascio. Ho detto appare nel senso che è quello che vediamo e che leggiamo, ma non vediamo lo sfascio quello vero, che non vogliono farci vedere e che è molto più grande, che produrrà la vera catastrofe economica del nostro paese.
E’ pur vero che è necessario pulire, fare ordine e risparmiare, ma nelle vellutate stanze ovattate dei salotti buoni del Quirinale, della Camera e del Senato gli accordi si intrecciano e così accade anche in altri parti d’Italia, soprattutto nelle sedi della fondazioni bancarie dove si studiano sistemi e metodi per non affondare.
Lo stato italiano ha pagato 3,9 miliardi per salvare la Banca Monte Paschi (diretta da Mussari, ora a capo dell’ABI) – A gennaio lo stato italiano ha pagato 2,4 miliardi per dei derivati che aveva in pancia (anticipandone la scadenza) alla Morgan Stanley per chiudere una posizione in titoli derivati aperta nel lontano 1994, quando direttore del Tesoro era l’attuale governatore della BCE, Mario Draghi. A queste piccole chicche miliardarie adesso dobbiamo aggiungere la politica che Monti ha attuato in piena sintonia con la BCE, il FMI e la Banca Mondiale. La creazione del fondo salva stati (MES), un devastante metodo per mettere il cappio al collo ai sottoscrittori di questo fondo e in questo fondo sono stati versati 27 miliardi. Infatti 27 miliardi sono il 40% dei denari che il governo Monti ha racimolato da inizio anno (circa 70 miliardi), ma questi soldi a debito NON sono serviti per nessuna voce di bilancio interno, ma solamente per la partecipazione a questo infame fondo. Siamo già arrivati a 33,3 miliardi sottratti all’economia ed andati ad arricchire il settore bancario-finanziario.
In compenso le perdite sociali, di lavoro, di attività di efficienze contribuiranno a deperire e a comprimere ulteriormente le prossime finanze. E’ il cane che si morde la coda, perché se da un lato si aumenta la tassazione diretta e soprattutto indiretta e le banche non fanno il loro lavoro di prestare il denaro, la società lentamente non potrà più pagare le tasse, non acquisterà nessun bene, limitandone solo a quelli strettamente necessari con la tragica conseguenza di una stagnazioni di lungo periodo. Contemporaneamente i fallimenti la faranno da padrone, così che anche le insolvenze dei mutui arriveranno a livelli mai visti e qui…avremo il patatrac, poiché le banche, con in pancia centinaia di miliardi di mutui insoluti non potranno altro che fallire miseramente, portandosi nel baratro però anche quelli che non sono responsabili.
Questo è lo scenario che è stato costruito con certosina meticolosità da certi personaggi e con l’avvallo della politica collusa da oltre 40 anni di inciuci, compromessi, scambi di voto e di casacca. E il popolo italiano, stupidamente fesso ed ignorante, ha la supposta idea che con il voto, espressione popolare, possa cambiare qualcosa. Non cambierà nulla, perché si sappia chi ha il potere in mano non lo cederà mai e farà di tutto per tenerci nel limbo, nell’ignoranza, nella sudditanza ed ogni provvedimento che verrà preso sarà il pretesto per un mondo migliore, per una europa migiore, per una condivisione del benessere. Tutte fandonie e placebo per farci digerire i bocconi avvelenati che ci faranno ingoiare.
Unica soluzione per un cambiamento: rivoluzione!
Piccola pausa, ma non troppo…
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L’estate è al suo culmine e mi prenderò qualche giorno di riposo. Il caldo è insopportabile, ma non tanto per scoprire che Grillo dall’alto della sua saccenza non risparmia nemmeno le Olimpiadi: troppo nazionaliste.
La mina vagante di Grillo non accetta che una nazione, ancorché troppo sdolcinatamente festeggiante, abbia dei vincitori, no!
Tutti globalizzati, tutti appiattiti, tutti senza passato e senza presente. Grillo vuole solo mettere in pratica gli ordini di sua maestà britannica per meglio controllare questo popolo italiano, spesso servile e voltagabbana.
Povero Grillo, ma anche povera Italia finché produce questi personaggi non può meritarsi di meglio.
Aggiornamento del 10.08.2012 ore 8,57
Per fortuna che esiste anche una sportiva che ha risposto come si deve alle bordate di scemenza del Movimento 5 Stelle (mi ricorda tanto un movimento massonico, mah?!)
Diamo invece l’onore che spetta ai vincitori di queste olimpiadi, se non altro perché sconosciuti ai più che solo gli allori dei questo evento ci fanno conoscere, come Jessica Rossi, medaglia d’oro con 99/100, ma sopratutto ancora diciassettenne nel 2009, ha vinto il campionato italiano, il campionato europeo e il campionato mondiale di tiro.
Se i vari gazzetta dello sport fossero meno serve e meno venduti ai poteri che gestiscono quelle luride bische da 4 soldi del calcio e se avessero un pochino di amor per tutti gli sport, allora Grillo, che probabilmente non ha mai fatto nessuno sport se non quello di dare aria alla sua bocca, se ne ricrederebbe, forse!
Vacanze e animali.
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Come ogni anno migliaia di animali verranno abbandonati nelle situazioni più impensabili che nemmeno la fantasia riesce ad immaginare.
Molti subiranno l’atroce fine di rimanere legati ad un palo, di essere investiti da un auto, di subire maltrattamenti, di venire avvelenati, di essere seviziati.
Tutto opera del genere umano, dell’uomo. L’opera dell’uomo si vede dalla sua malvagità ed è tanto maggiore quanto più debole è la sua vittima indifesa.
Loro non chiedono nulla, solo amore, rispetto e la compagnia che avevate loro promesso. Loro non vi hanno chiesto di acquistarli come passatempo per un marmocchio viziato.
Loro non sono dei giocattoli di pelouche,
non sono oggetti e non sono nemmeno di vostra proprietà.
Loro condividono le vostre gioie, i vostri silenzi e le vostre tristezze e un loro sguardo, spesso, è l’inizio di un sorriso e di una nuova vita.
Stai quindi attento a quando prendi un animale, qualsiasi animale: un cane vive anche 15/20 anni, un gatto anche 15 anni, un pappagallo anche 70 anni!! Oggi li prendi, ma ce li hai per una grande parte della tua esistenza, saranno un componente della tua famiglia, nel bello e nel cattivo tempo, avranno una parte importante, perché ogni decisione è funzione anche della loro presenza. Sono come dei figli e, in alcuni casi, più dei figli. Loro non ti abbandonano mai, invece se lo farai tu sappi che ci sarà sempre qualcuno che ti sorveglia e che una volta che ti ha preso ti farà subire le stesse pene che hai fatto subire al tuo innocente amico, pensaci bene prima di farlo!!!
Ingerenze statali nella vita sociale e politica

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Ho avuto il piacere di scambiare alcune vedute con Resistenzaliberale su alcuni aspetti riguardanti la figura dello Stato in una società organizzata come potrebbe essere la nostra.
In un articolo di resistenza liberale avevo posto la questione che le leggi sono subordinate al potere, storicamente sedimentato, di alcune classi economiche e sociali. Nella mia idea di Stato quindi auspicavo al vigore dello stesso, basato però su concetti completamente diversi da quelli intesi da resistenza liberale, il quale sostiene la presenza dello Stato come accessorio, demandando al libero arbitrio la libertà di scegliere.
Sarebbe quindi necessario definire cosa è stato e cosa sono i suoi abitanti e che relazione vi sono tra gli uni e l’altro.
Nella forma primitiva, lo stato è definibile come un insieme di persone coese da idee comuni volte spesso al mutuo sostegno e reciproco aiuto. Sostanzialmente non si discosta molto dalle tribale associazioni simile a quella dei kibbutz, in cui l’osservanza di alcune poche regole è subordinata ad un ordine superiore, dettato da dio. Questo il caso del kibbutz, mentre nelle società meno permeate nella religione, come ad esempio alcune tribù del Mato Grosso o della Papua Nuova Guinea il rapporto degli individui di una collettività è funzione dell’apporto di ogniuno alla conservazione delle proprie tradizioni, della propria cultura ed usanze, in cui però spesso si inseriscono caratteri religiosi a sostegno delle scelte della comunità (Irenäus Eibl-Eibesfeldt: Liebe und Haß: Zur Naturgeschichte elementarer Verhaltensweise, Monaco 1970).
Anche in questo caso parlare di stato è improprio, perché siamo in una concezione allargata di famiglia/clan, ma di Stato nel senso della tradizione occidentale non c’è traccia. In epoca pre-romana avveniva che le prime città fossero costituite attraverso una formula barbarica, diremmo ora, che era il ver sacrum: veniva imposto ai giovani maschi l’espulsione dalla tribù e mandati a perdersi nelle foreste a conquistare nuove terre e quindi a costituire nuovi nuclei sociali.
Ed è proprio per una similitudine di questa tradizione che le espulsioni cedettero il passo, nel tempo, alle incorporazioni delle popolazioni conquistate, passaggio chiave per la realizzazione delle polis e successivamente della grandezza dell’Impero Romano.
Ora il passaggio dalle prime forme di società a quelle più complesse ed organiche è avvenuto nell’arco dei secoli con grandissimo dispendio di energie e soprattutto con enormi versamenti di sangue, spesso innocente, analfabeta e manipolato; tutto questo immane disastro umano può avere un significato che non sia il banale interesse materiale di qualche congrega di affaristi? Credo che esso, al contrario invece nelle società più evolute, il concetto di stato come entità superiore oggi è visto come un corpo al di fuori della società stessa che lo costituisce, ed è quindi combattuto, e sovente ne viene travisato il suo più profondo significato che certamente non è la sua ingerenza nella vita dei singoli.
Ora, Stato, con la esse maiuscola (per me), è sopra di ogni cosa in senso laicista e filosofico. A tal proposito per capire l’essenza del pensiero che mi anima in questa risposta, vorrei consigliare di leggere un piccolo libretto di Padre Trolese sulla Saccisica (“I Benedettini e la loro attività agricola in Saccisica“), molto istruttivo e soprattutto “politicamente” attuale. Per un piccolo spaccato le attività benedettine si svolsero nell’arco di circa 900 anni, dal IX° al XIX° secolo lavorando una superficie agricola con un’estensione pari a circa ettari 123.021,802. In quell’arco di tempo la comunità benedettina, in osservanza della loro regola in cui tutti partecipano al bene comune, realizzarono opere di bonifica e sistemazione fluviale ed agraria che nessun potente del periodo seppe attuare. Nemmeno lo stato al quale la comunità apparteneva, perché animato spesso da interessi personali più che sociali. Il lavoro era per tutti e tutti vi partecipavano, ognuno uno con le sue capacità e caratteristiche.
Per contro i frati contribuivano al benessere delle maestranze, diremmo oggi, con paga settimanale, alloggi dati in uso a tutti i lavoranti e famiglie. Veniva inoltre concesso il diritto d’uso, spesso e volentieri rinnovato ogni 3 anni, di coltivare i fondi bonificati al fine di mantenere un elevato ciclo produttivo che fosse di aiuto all’intera comunità. Non c’era nessun interesse di sfruttamento, come spesso la sinistra e i giacobini-massoni hanno più volte evidenziato (è da notare che la Corte Benedettina era spesso in contrasto con il vaticano stesso per la “troppa autonomia” e potere che la Corte esercitava, ma va anche sottolineato che il potere – denaro – era quasi completamente riversato alla comunità tramite la costruzione di case, ospizi, di ostelli, strade, attrezzi di lavoro e costituzione delle botteghe necessarie a forgiare il necessario per le attività artigiani e agricole di raccolta e trasformazione), perché nel concetto benedettino le attività del singolo si riflettevano nella società e ogni manchevolezza di uno è un pezzo della unione che portava alla lunga allo sgretolamento della società stessa.
Ciò accadde ad opera della Repubblica di Venezia che con la sottrazione di immense quantità di terra alla Corte Benedettina la portò dal 600 e fino alla metà dell’800 ad una devastazione morale e fisica sfibrando quel collante che per secoli aveva retto e prodotto l’intero sistema agricolo e idraulico-fluviale del basso veneto che anche Venezia stessa aveva sfruttato.
Ora, a distanza di 200 anni, stiamo ancora vivendo dell’eredità di quei padri e delle famiglie e che vi morirono a causa della malaria devastante.
Lo stato quindi ha il dovere di difendere i più deboli, di aiutare l’economia e di indirizzare le scelte sociali ed economiche al fine di un migliore benessere sociale. Egli non è pervadente, ma attento e sorvegliante, lascia al libero arbitrio l’organizzazione della società e degli uomini che la compongono, ma indica il vettore sul quale indirizzare i propri sforzi.
I grandi progetti e le grandi idee sono totalmente assenti in questa bieca società ed anzi osteggiati dai vari gruppuscoli politici e sindacali (non mi riferisco al Ponte sullo Stretto che è un’opera inutile e dannosa per tutti, ma per esempio alla distruzione dei nostri porti commerciali, alla costruzione di una flotta mercantile che rivalerebbe su quella di altre nazioni portando enormi guadagni e benessere per tutti).
Lo Stato è quindi attore primario in tutte le risorse per la vita dei suoi abitanti, nelle telecomunicazioni, e nei trasporti (marittimi, ferroviari e stradali), così come nei beni essenziali della popolazione: aria, luce, acqua ed energia. Lo Stato è attento nella libera istruzione così come nella sanità, ma è altresì oculato e feroce nelle manchevolezze; nei suoi organi, è costituito da individui liberamente assunti in funzione delle capacità e delle professionalità richieste nelle mansioni, ma non è garante in assoluto. Chi sbaglia paga.
Non è né uno stato socialista e nemmeno uno stato comunista, ma uno nel quale la funzione pubblica ha la determinante radice nel rispetto del bene comune, nella responsabilità individuale e nel rispetto della giustizia. Il privato, la impresa privata in questo contesto dovrebbe solo che gioire, proprio perché dietro alle sue spalle c’è un attento osservatore che non agisce per conto di qualche banda di manigoldi, ma è attento sorvegliante che le attività della libera impresa non ledano gli interessi della popolazione e favorisce quanti siano propensi allo sviluppo economico, commerciale e sociale dell’intera comunità. Ben vengano quindi le scuole private che parificate alle pubbliche, avranno il primo dovere, mai espletato oggi da nessuna scuola pubblica e tanto meno privata, di instillare nel cittadino il senso critico, il senso dell’osservazione e soprattutto il rispetto del diritto (jus) e la responsabilità individuale; ben vengano quelle iniziative private volte al miglioramento culturale per una più profonda “virtù” dell’individuo. Ben vengano i progetti che invochino gli aiuti di stato se finalizzati ad opere di interesse nazionale e sovranazionale, nel rispetto però, della tradizione e delle culture.
In questi ultimi 60 anni abbiamo ceduto il passo ai briganti, alla confusione, alle pastette ed ai brogli da sacrestia perdendo di vista l’importanza che una terra come la nostra potrebbe avere ed esercitare in uno scenario internazionale. Abbiamo scambiato la nostra cultura e tradizione millenaria per una manciata di denari e il risultato di questo baratto lo vediamo ora come nei passati ultimi 40 anni.





La gente dice…