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Posts Tagged ‘Risparmio’

No Imu, sì tassa sulle case

24 luglio 2013 Lascia un commento

Catasto

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La notizia più gettonata di questa settimana è la nascita di un bambino, oppure la proposta di legge contro l’omofobia, oppure ancora, molto gettonato, è il rapimento della moglie di un biscazziere kazako (10 miliardi di dollari truffati dalla banca nazionale kazaka). Di quello che invece non si parla mai è che fine faremo nei prossimi mesi, come sono messi i conti pubblici, quanto ci è costato in questi ultimi 6 mesi il piano di stabilità.
Nessuno ne parla, tutti nicchiano e nel frattempo la barca Italia si sta sfasciando sugli scogli. Il vecchio timoniere non ha la forza e nemmeno la volontà di invertire la rotta, tanto cosa mai potrebbe accadergli? Anzi sollecita i più incerti, la ciurma indecisa, a compattare questa coalizione di governo minacciando che dopo ci sarebbe il peggio.

Nel chiasso assordante dei media per delle notizie di poco conto ed inutili, è stata approvata la nuova riforma del catasto. Avremo un catasto che indagherà in maniera algoritmica, verranno aboliti i vani per far spazio al conteggio dei metri quadri con effetto più democratico (?).
Con il nuovo catasto “saranno i Comuni a fornire le informazioni necessarie per calcolare il valore patrimoniale degli immobili di categoria A, B e C che gli uffici dell’Agenzia del Territorio si trovano nell’impossibilità di verificare.(Befera ha aggiunto che sono necessari 100 milioni all’anno per 5 anni per fare le verifiche)”.

Ve li immaginate i comuni che genere di informazioni potranno dare all’Agenzia delle Entrate che dovrà stabilire i nuovi valori catastali degli immobili? Ma per fortuna si è pensato a delle Commissioni Censuarie dove il cittadino potrà discutere eventuali discrepanze.
Ma andiamo oltre. La tassazione che l’italiano sta subendo è oltre il 60% e le gabelle che sono state inventate per mantenere questo sistema parassitario sono tra le più variegate. Non c’è giorno che non ne inventino una. Di ieri la notizia di una pizzeria al taglio che ha subito una multa di 5.000 euro per aver servito al tavolo delle persone senza far pagare il servizio, oggi sulla trasmissione Virus, condotta da Nicola Porro, è stato intervistato il pizzaiolo gabellato da un’amministrazione parassita: complimenti a Porro per aver mostrato al grande pubblico il becero livello parassita delle amministrazioni locali che tra queste tasse autovelox e moltissimi altre imposizioni costringono alcuni a soluzioni spesso estreme (suicidi). Ma anche il parassita più sanguinario ha i suoi limiti e anche in questo caso se ne scoprono le trame. Il lavoro, l’economia, la piccola e media impresa sono al lumicino; gli autonomi non riescono più a quadrare i bilanci già magri e rosicchiati. Come fare quindi per riuscire a succhiare ancora della linfa vitale per mantenere il sistema parassitario?
Dove è possibile ancora derubare gli italiani?

Befera, nella relazione alla Commissione Finanze del Senato, ha evidenziato che la stima dell’immobiliare italiano è di circa 5.600 miliardi di euro, pari a 3,5 volte il PIL. Un bel gruzzoletto, no? Su questo enorme valore si concentrano quindi gli sforzi dei parassiti, ma facciamo un piccolo salto indietro e cerchiamo di capire quali potrebbero essere a grandi linee le emorragie:

  • Impiego pubblico: circa 850 miliardi/anno
  • Evasione: calcolata a stime di oltre 300 miliardi/anno;
  • Patto di Stabilità (Fiscal Compact): 45 miliardi/anno
  • Mes (Piano di stabilità europea): 25 miliardi/anno per 5 anni
  • Inps: buco di 35 miliardi
  • Debito pubblico: oltre 2.000 miliardi

Appare chiaro anche ai ciechi che difronte a delle cifre del genere la semplice tassazione delle attività lavorative, delle imprese, sulle professioni non produrrebbe alcun vantaggio, mentre la tassazione sugli immobili – mascherata con la riforma del catasto per i più allocchi – produrrà per i conti di cui sopra dei vantaggi enormi. Il rischio palese sarà la caduta a picco del settore immobiliare, una delle poche attività che potrebbero, momentaneamente, portare un po’ di ossigeno alle aziende, soprattutto per le ristrutturazioni se combinate con una politica bancaria di erogazione del credito, ma agli inventori della tassazione parassita non interessa nulla ed anzi appoggiano i signori della Troika europea (ricordate il viaggio di Letta e di Renzi a Berlino?) imponendo un’austerità superiore a quella imposta alla Grecia e a Cipro.

Grillo, nelle sue esternazioni, disse che abbiamo ancora un certo margine di manovra nelle trattative europee, poiché buona parte del debito (circa il 35%) è in mano alle banche francesi e tedesche e permetterebbe di riformulare i punti odiosi del trattato di Lisbona relativi al pareggio di bilancio e al Mes, ma purtroppo la classe politica italiana non permetterà nessuna discussione e nel frattempo i punti di forza verranno meno (perché nel frattempo i detentori esteri del nostro debito continueranno ad alleggerire le loro posizioni) e noi saremo costretti a svendere le proprie case per far fronte alle prossime tasse che ci arriveranno tra capo e collo.

Condizioni insostenibili

24 maggio 2013 3 commenti

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In un paese in bancarotta, in cui il lavoro è diventato un bene talmente prezioso da essere introvabile esistono ancora dei paladini della giustizia che, insensibili alle migliaia di licenziamenti, bloccano di fatto le attività di 18.000 persone. E’ di questi giorni infatti il sequestro da parte del Gip Patrizia Todisco di 8 miliardi all’ILVA che si aggiungono ai 1,5 miliardi sequestrati dai giudici di Milano.

Il sequestro è dovuto ai mancati investimenti per la sicurezza e l’ambiente, considerato pertanto un illecito.

Ciò che è lecito a questi magistrati è la legge che deve essere applicata senza ritegno e senza nessuna considerazione per le migliaia di persone (18.000 in tutta Italia) che di quel lavoro traggono sostegno per le famiglie; ovviamente quei magistrati, zelanti e preoccupati di svolgere il compitino loro affidatogli, non si preoccupano di quelle persone, loro, quei magistrati – dipendenti pubblici, come altri 3,5 milioni – non sentono la preoccupazione di quelle famiglie che si vedono tolto il pane dalla bocca. No! Loro, sicuri e tranquilli del loro stipendio di 7.000 euro/mese non possono sentire i lamenti e le maledizioni di quelle famiglie e chiusi nelle loro ovattate stanze procedono imperterriti nell’azione distruttrice.

Allo stesso tempo abbiamo un governo che indica alla Confindustria di creare più posti di lavoro, di avere più competitività (sarebbe da chiedersi come sia possibile visto che ogni giorno muoiono migliaia di aziende), di fare squadra. Letta è probabile che viva come quei giudici in un altro mondo. Come è possibile cerare posti di lavoro, essere competitivi se mancano le riforme corrette, se non c’è nessuna prospettiva futura e se il sistema bancario fa quadrato e mina la credibilità delle aziende? La Confindustria però, facendo occhiolino a Letta, affermaSe questo sarà il governo della crescita e del lavoro noi lo sosterremo con tutte le nostre forze

Quindi, giusto per avere un piccolo quadro, si punisce un’industria mettendo sul lastrico 18.000 lavoratori (non trovate strano che i sempre presenti sindacati se ne stiano zitti-zitti???), il governo fa melina con le forze industriali e il sistema bancario (lo scandalo MPS) fa quadrato attorno agli inciuci della politica nel più grande fallimento di una banca.

Ma su MPS si dice veramente tutto?

4 febbraio 2013 Lascia un commento

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Nel 2008 la banca Lehman Brothers dichiara fallimento per un debito di 613 miliardi di dollari. La Fed ed il governo Usa, guidato da Obama, non applicano il “Chapter 11″ per il salvataggio. E’ bagarre e panico in tutto il mondo finanziario. In Italia alcune ripercussioni da allora ad oggi non sono ancora terminate, anzi, il bacillo del lievito-bancario è più che mai attivo e il velenoso pane che i criminali banchieri hanno preparato, è ormai sulle nostre tavole.

Il cane da guardia del colle più alto di Roma dichiarava il 1° febbraio:”Abbiamo spesso degli effetti non positivi, quasi dei cortocircuiti tra informazione – che tende ad avere il massimo di elementi per poter assolvere a un ruolo di propulsione alla ricerca della verita’ – e, nello stesso tempo, riservatezza necessaria delle indagini giudiziarie e rispetto del segreto d’indagine“.

Ma vediamo cosa intende quell’inveterato comunista massone.

Nell’autunno del 2007 MPS emette una delibera ufficiale firmata Gabriello Mancini (deputato ente fondazione mps) con la quale vengono “ingaggiati gli advisor che dovranno gestire, controllare e riferire l’andamento degli investimenti finanziari e l’intera procedura relativa all’acquisizione di Antonveneta”. Firmano l’accordo con tre società: J.P.Morgan, Credit Suisse a Banca Leonardo. Costo delle competenze 4.980.000.000 di euro (poco meno di 5 miliardi).
Scelgono anche il delegato dell’intera operazione, Mr. Monti jr., il figlio dell’attuale premier dimissionario Mario Monti, in quanto direttore responsabile del marketing operativo europeo di J.P.Morgan, colosso finanziario statunitense. Il tutto con beneplacito della direzione di PD, PDL, Udc e logge massoniche locali.
Due mesi dopo, una ulteriore delibera accredita a J.P.Morgan un successivo milione di euro secco extra, di cui non esiste fattura alcuna di riscossione essendo avvenuto su conto estero/estero. Il presidente di MPS è Muccari e vice presidente che deve mettere la firma è Francesco Caltagirone, suocero di Casini. Ma è necessaria l’autorizzazione definitiva sia del sindaco di Siena che del presidente della provincia, i quali autorizzano e firmano la delibera che dà pieni poteri a questi colossi di gestire i loro soldi. Non c’era nessun senese che non lo sapesse, anche perché non appena parte l’operazione arrivano soldi per tutti a Siena, dai grossi imprenditori al modesto barista che voleva ristrutturare il suo locale.

Nel 2008 MPS eroga 222.000.400 di euro (duecentoventidue milioni di euro) come “cifra da devolvere come investimento di beneficenza nel territorio” e partono altri soldi che ricadono a pioggia sull’intera città e provincia. A novembre di quell’anno, lo Stato provvede a fare un prestito voluto da Giulio Tremonti di 2 miliardi di euro al fine (così è scritto) “di consentire all’istituto di rispettare i parametri e i dispositivi previsti dagli accordi europei”. Tale cifra viene investita nel seguente modo: 1 miliardo per acquistare bpt italiani, 600 milioni in derivati scelti da J.P.Morgan (cioè Mr. Monti jr.) e 400 milioni in “beneficenza” di cui si occupa la Banca Leonardo che chiude una joint venture per “gestire il patrimonio nel territorio” con la Banca Mediolanum. Non è dato sapere dove siano andati a finire questi soldi perché essendo una “fondazione benemerita” che non paga tasse, si avvale (nel rispetto della privacy!!) del diritto di non rendere pubblico il nominativo di chi gode della beneficenza dell’ente che deve risultare anonimo. Nel 2010, Tremonti fa avere alla banca circa 25 miliardi di euro, con i quali MPS fa lo stesso giochetto: acquista circa 15 miliardi di bpt così abbassa lo spread, ne investe 9 in speculazioni azzardatissime e un altro miliardo così, a pioggia, nel territorio, di cui si sa poco o nulla. Per celebrare la bontà dell’operazione viene chiamato come “consulente e advisor d’aggiunta” l’on. Gianni Letta, a nome di Goldman Sachs, il quale provvede a fare in modo che venga varata una delibera nei primi mesi del 2011 nella quale si sostiene che “la fondazione per fare cassa e poter dunque sostenere l’ònere dell’operazione di acquisizione di banche terze, delibera di cedere il pacchetto delle proprie azioni privilegiate nell’ordine di 370 milioni di euro al nuovo advisor aggiunto Goldman Sachs, nella persona del suo consulente delegato rappresentante on. Gianni Letta”. E così, si trovano insieme, nel 2011, la famiglia Monti, la famiglia Letta, la federazione del PD sia di Siena città che di Siena provincia, i Caltagirone, con il management direttivo che è composto da massoni indicati dalla federazione del PD. Nel solo 2010, Giulio Tremonti fa avere alla banca circa 40 miliardi di euro che seguono il solito giro di sempre, creando un vorticoso anello virtuale di grande salute finanziaria delle banche italiane e di tenuta della nostra economia, perché si tratta, in pratica, dello stato che si compra i titoli da solo fingendo che li stia comprando il mercato. Ma l’economia, prima o poi vuol sapere i conti reali. E nel giugno del 2011 cominciano i guai. J.P.Morgan, Goldman Sachs e Credit Suisse si ritirano, “grazie e arrivederci abbiamo fatto il nostro lavoro”, e a MPS si accorgono che dei 32 miliardi complessivi investiti in derivati non soltanto non hanno guadagnato un bel niente, ma è tutto grasso che cola se riescono a recuperare sul mercato qualche miliarduccio. Devono quindi coprire il buco. Perché? Semplice: hanno messo in bilancio negli ultimi due anni le cifre dei guadagni sui derivati presentando il tutto come soldi acquisiti mentre, invece, erano virtuali. Quindi i bilanci erano truccati. Non si sa a quanto ammontino le perdite. Lo sanno soltanto, presumibilmente , Gianni Letta e Monti jr. Lo stato, però, in quel giugno del 2011 non ha davvero più soldi da dare a MPS, perché solo nel 2010 Giulio Tremonti ha fatto avere complessivamente al sistema bancario italiano 89 miliardi di euro, di cui circa 20 miliardi passati alle fondazioni (Lega Nord) di Banca Carige, Banco di Desio e Brianza, Banco di Brescia, Banco Popolare di Valtellina, Banca di Sondrio (per questo l’hanno voluto nella loro lista) che si comportano come MPS, lo stesso tipo di giochetto.

Ma a giugno del 2011 sono finiti i soldi. Il management di MPS è disperato: non c’è più lo Stato a tirar fuori il grano, come si fa? Ghe pensi mì, dice Mario Draghi, conosco gente in Europa. E così il 10 giugno del 2011 fa avere subito 350 milioni da 12 banche europee, altri 400 milioni dallo stesso consorzio e successivi 2 miliardi da un pool di altre 19 banche europee ma MPS è ormai un colabrodo, perché i soldi servono soltanto a pagare gli interessi composti sui derivati. Il management, infatti, ha venduto carta straccia a 10 a gente che si è assicurata: quella carta, a giugno del 2011 vale 2 quindi adesso MPS deve pagare anche l’assicurazione . E così, entra in campo lo spread.

Una parola ignorata dagli italiani fino al giugno del 2011. PD PDL Udc Lega Nord Massoni senesi e Vaticanensi pensavano che il giochetto fosse eterno. E invece non era così. MPS si rivolge quindi al mercato che gli sbatte la porta in faccia e si trova davanti a tre alternative: a) fallisce; b) vende titoli tossici che nessuno vuole; c) vende i bpt italiani di cui ne ha almeno 80 miliardi scadenza a 2 5 e 10 anni.

Sceglie l’opzione C.

Gli viene imposta da tutta la classe politica.

E così, l’intera classe politica italiana (con l’aggiunta della famiglia Monti) dà il via.

Ma il mercato è implacabile.

E quelli di Goldman Sachs e di J.P.Morgan sanno i conti veri di MPS (li hanno gestiti loro) e così spargono la voce che la banca è disperata perché “tecnicamente” è già fallita e consiglia ai clienti di acquistare a peso morto bpt italiani scommettendo sull’innalzamen to alle stelle dello spread italiano puntando all’implosione del sistema economico italiano. Il bello è che, in questo giro perverso, partecipa addirittura MPS, perché i malati si comportano così: la terza banca italiana si lancia nel luglio del 2011 in una gigantesca operazione finanziaria puntando tutto sui debiti delle banche italiane, e le altre banche italiane la seguono. Da cui, finalmente si è riuscita a sapere la vera verità.

La truffa dello spread iniziata nel giugno del 2011 non era una truffa: era reale.

E non fu un attacco della speculazione internazionale, bensì un attacco suicida delle banche italiane, guidato da MPS che, per coprire le proprie perdite, vendeva sul mercato secondario miliardi e miliardi di bpt italiani come se fossero carta straccia, diminuendo il nostro potere d’acquisto, aumentando il disavanzo pubblico e rendendosi responsabili, nonché protagonisti, dell’ultima mazzata inferta alla Repubblica Italiana.”

Possiamo dire che nessuno sapeva? Che i politici e gli amministratori di regione, provincia e comune di Siena non sapevano? Ma come mai tra le mistificate azione della GdF nessuno è intervenuto e solo ora alcuni “ruttini” vengono fuori dalla gola profonda di MPS? Chi non ha avuto si riprende la rivincita, facendola pagare cara però al popolo italiano, ma il nostro rothwailer del colle più alto di Roma, ci dice che le cortocircuitazioni non possono essere il sistema di indagine e che ci vuole riservatezza e rispetto del segreto.

ref: il morbo MM

Avete voluto fare i polli? Preparatevi per la spennatura montiana.

12 novembre 2012 2 commenti

«Vorremmo introdurre una tassa generalizzata sui patrimoni ma non avendo gli strumenti non vorremmo favorire l’allontanamento dei capitali».

Questa la battuta di uno sprovveduto che per inesperienza e incapacità intellettiva annuncia ai quattro venti che potrebbe essere introdotto una patrimoniale con il risultato effettivo di far scappare ancora quei pochi che credevano in una politica “seria”.

La frase suddetta è stata pronunciata dal nostro capo del Governo Monti in occasione del Forum del Financial Times di Milano. C’è qualcosa di nuovo? Sì, ovvero l’annuncio aperto che ci sarà la patrimoniale, ma con i passi che il governo sta compiendo. Non ci sarà una scure nottetempo come nel precedente governo Amato e forse nemmeno retroattiva, ma ci sarà. L’avviso ai naviganti è chiarissimo: se potete esportare i capitali, fatelo in fretta perché non ho più tempo per tergiversare e chi ha orecchie per intendere intenda.

Già s’era scritto su questo odiosa tassa, iniqua, incapace di risolvere nulla se lasciata da sola e senza che vi siano le necessarie correzioni che mai verranno fatte, ma ora i tempi stringono e a Bruxelles non viene lasciato spazio a tentennamenti, sopratutto per le vagonate di miliardi di euro che l’Italia si trova ad affrontare per il patto di stabilità (MES) per 20 anni. Siamo indietro sulla tabella di marcia e nella caotica gestione di un governo incapace è preferibile usare la solita scure sui pochi capitali rimasti in Italia: immobili.

L’intolleranza delle parole di Monti non hanno confine e nemmeno riguardo per i sudati risparmi di milioni di famiglie, poiché argomenta che questa necessaria “patrimoniale esiste già in alcuni paesi estremamente capitalisti”. Come dire: mal comune mezzo gaudio. Ma un male, anche se comune, è sempre un male e non necessariamente risolve le problematiche economiche del nostro paese quando tutto il resto rimane immutabile e ingessato su posizioni di potere di partito e clientelari.

Monti non solo non ha cambiato nulla in questo anno di governo, ma ha portato l’Italia sempre più in basso, come si confa all’usuraio che chiede mensilmente alti interessi alla sua preda.

Il bello della questione è che i vari lazzaroni d’Italia, dal Quirinale e giù fino al più piccolo infame insistono che sostenere questo deprecabile governo è meglio che andare alle elezioni, meglio che votare con una legge elettorale colabrodo. I vari Udc, PD, PDL e tutta la masnada di briganti che infesta l’Italia si stringono a coorte e son pronti alla morte, l’Italia di Monti chiamò.

Siamo in dirittura d’arrivo, più potere all’Europa

26 giugno 2012 14 commenti

4 dell'avemaria .

Le beghe dei nostri commensali della politica italiana fanno ribrezzo: pensano continuamente a come mantenere il loro solido posto di mungitura e non s’accorgono che l’ Italia è sempre di più condannata allo sfascio globale.

Oggi, come molti altri giorni di questi ultimi mesi, l’indice di borsa ha chiuso con un  –4,03% con il settore bancario sempre più in ginocchio e con molte banche sull’orlo del fallimento; con un’economia che ormai stenta a riprendere fiato, i consumi legati ormai alle necessità, le tasse sempre più invadenti e inutilmente pesanti: a che serve aumentarle solo per pagare le speculazione bancarie e a mantenere il carrozzone pubblico inefficiente e predatorio? Nel frattempo, come già abbiamo sentito dalla voce di Napolitano e del suo scagnozzo di Monti, è necessario più Europa, bisogna rinunciare alla nostra sovranità nazionale all’Europa e le “Chiusure egoistiche e concezioni anguste degli interessi nazionali sono semplicemente fuorvianti e destinate a fallire…perché solo così potremmo salvarci“, pensiero per altro non condiviso dalla Germania che non pensa nemmeno lontanamente di delegare all’Europa  la sua sovranità nazionale.

In uno scenario del genere la marmaglia politica è così attenta ai problemi dei loro amministrati che il pensiero principale è decidere quando andare a votare, con chi aggregarsi, che gruppi formare, se di maggioranza allargata o se correre da soli. Ormai, ce ne siamo accorti tutti, la politica di amministrare un paese è stata demandata ad un insieme di persone che segue solo le indicazioni ricevute dalla BCE, dal FMI e dalla Banca Mondiali. Non si accorgono i politici che ben presto arriveranno al pettine altre succulente manovre fiscali e azioni che metteranno profondamente in ginocchio questo paese, tanto a loro chi li tocca?

Entro fine anno andranno a scadere 100 miliardi di titoli di stato che dovranno essere rinnovati, ma la fiducia che il nostro paese emana sui mercati è ormai ridotta ad un nulla. Entro tre anni scadranno 1.000 miliardi e dove pensa il governo Monti e quella zotica banda di semianalfabeti che si andranno a recuperare quei denari? Facciamo colletta? Offriamo oro alla patria? Oppure..???

E’ chiaro che c’è un vistoso distacco tra mondo reale e quello economico-finanziario ed il bello della questione è che nessuno sembra preoccuparsene, tanto, pare dicano, in qualche maniera sistemeremo. E’ il ragionamento di un incosciente, di un pazzo, sicuramente di un sistema che non sa più che pesci pigliare e che non è più in grado di regolare. Cacciari, su La7, auspica un governo di tecnici competenti ed anche politicamente gradevoli, ma Cacciari, si sa, è amico di certe correnti atlantiste e non può smentire quello che la Open Society Institute gli suggerisce. Però anche lui evidenziava l’inettitudine dell’ormai sfasciato circo politico, della totale incompetenza e inefficienza dei pensieri politici che si aggirano a Roma e dintorni.
Ma anche il grande tecnico di Monti e del suo Deux ex machina di Bondi hanno dimostrato di valere tanto quanto quelli che diedero loro la fiducia. E’ sufficiente dare uno sguardo alle manovre sulla revisione della spesa pubblica per capire che l’insieme delle diverse caste è intoccabile. E’ sufficiente – a titolo di esempio – fare un confronto tra le spese del Quirinale e quelle della corona inglese. Le prime si aggirano sui 228 milioni all’anno, mentre la corona inglese costa ai suoi sudditi la bellezza di 36 milioni di sterline all’anno, cioè circa 43 milioni di euro. Il peso della parola del nostro presidente massone-comunista-atlantista e guerrafondaio, colluso con la mafia è quasi 5 volte le spese della corona d’Inghilterra. E mentre lì, nella nebbiosa isola, le spese di sua maestà britannica sono soggette alla legge (Sovereign Grant Act 2011) qui da noi le spese del Quirinale e della banda del buco non solo non sono soggette a nessuna legge, e guai a quelli che vogliano ridurle.

Ma Bondi e tutte le sue arzigogolate manovre, riuscirà a raspare, se va bene, un paio di miliardi (forse 5 o forse 7 o forse…bohh?) dalla spesa pubblica, e il resto??? Come abbiamo avuto modo di leggere sui vari media, pare che il recupero della spesa pubblica venga attuato impedendo le telefonate dai cellulari ai telefoni fissi, alla limitazione delle auto blu, alla eliminazione delle scorte, all’uso limitato di cancelleria, insomma la manovra è di quelle che cambiano la faccia di uno stato. La differenza, ad ogni caso e come sempre abbiamo avuto modo di provare direttamente sulla nostra pelle, verrà piallato dai nostri redditi, dai nostri immobili, dai nostri servizi e da tutto quello che sarà possibile piallare.

No perché alla fine loro, quelli che pensiamo che facciano politica, stanno già facendo quadrato per mettere in salvo i gruzzoletti guadagnati in qualche mese o anno di legislatura, ma non possiamo lamentarci, suvvia!!  Alla fine, come sempre accade in Italia, le enunciazioni avranno un ritocchino qua e là e successivamente tutto passerà nel dimenticatoio e con una manovrina ad hoc sistemeranno gli ammanchi di cassa che servono per far funzionare questa baracca sfasciata.

Tanto l’italiota è il solito fesso.

Siamo pronti ad altri sacrifici? Ma sì dai che a noi italiani ci va bene qualsiasi cosa, basta che ci sia calcio e pupe e tutto si risolve.

17 giugno 2012 4 commenti

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In queste giornate di caldo estivo, con la gente che corre al mare per rinfrescarsi e nell’attesa del risultato delle elezioni greche, all’orizzonte si stanno ammassando una serie di nubi che presagiscono una tempesta.

I conti italiani non sembrano rientrare nelle previsioni delle scommesse del casinò generale della finanza, e rimbalzando da un porco all’altro il casinò dei coca-boys della finanza trova terreno fertile per arraffare il più possibile. I tempi non sono ancora pienamente maturi, è necessario aspettare ancora qualche mese finché non ci sarà la rielezione dello psico-poliziotto afro-americano.

PietàObama

Avremo un’estate molto calda, e le premesse ci sono tutte, in tutti i sensi. Non è una previsione personale, ma quanto dichiara il nostro capo-tecnico. “stiamo attraversando una nuova crisi, il cratere del precipizio si e’ allargato, ma il nostro paese sta uscendo dalla crisi da solo.” Ancora una volta i nostri sacrifici, quelli di milioni di italiani, non hanno sortito alcun ché: tutto da rifare, il baratro del fallimento alla greca si sta presentando con il conto.

Qualche giorno fa Monti dichiarava che non servono altre manovre e che non c’è necessità di costringere gli italioti ad altri sacrifici, perché “Sui conti pubblici abbiamo fatto un pesantissimo intervento in dicembre ma va continuata l’opera sui conti pubblici… non occorrerà una seconda manovra, ma l’azione di disciplina sui conti pubblici dovrà procedere”. Si da il caso che la revisioni della spesa pubblica (che gli italioti amano definire Spending review in onore dei loro sfruttatori) è ancora ferma al palo e Bondi, il gran maestro del risanamento della Parmalat,  è impantanato nelle sacrestie del palazzo. Insomma le solite balle in politichese che vanno sempre lette al contrario. Ma gli italioti non hanno ancora capito nulla.

Cosa si stia preparando lo si può anche immaginare. Parte del nostro patrimonio pubblico verrà svenduto come accadde nel 1992 e le parole di Monti non lasciano spazio a incertezze di sorta: “Non solo non escludiamo la cessione di quote dell’attivo del settore pubblico, ma la stiamo preparando come abbiamo già annunciato e presto seguiranno degli atti concreti: abbiamo predisposto dei veicoli, fondi immobiliari e mobiliari attraverso i quali convogliare in vista di cessioni attività mobiliari e immobiliari del settore pubblico, prevalentemente a livello regionale e comunale“. Domandiamo al Capo-Tecnico: chi controllerà i fondi mobiliari ed immobiliari, chi sarà a capo della cordata per assicurarsi le fette più succulente e più grasse del nostro patrimonio, su che base verranno costituiti i fondi, quali saranno le regole dei fondi affinché vi sia trasparanrenza e non la solita manfrina anglo-mafiosa-italiana???

Ci troveremo proprietari di aria fritta, di uno territorio in mano a banchieri, ad associazioni extra nazionali, a persone che della nostra cultura e delle nostre tradizioni se ne servirà per fare cassa, quando andrà bene, altrimenti le useranno come carta da cesso. Si approprieranno dei nostri beni immobili ed industriali (Finmeccanica con tutte le associate al gruppo, fiore all’occhiello della nostra ultima spiaggia industriale, ma soprattutto spina nel fianco degli anglo-americani e francesi che la vogliono smantellare). Ma noi siamo italiani, pensiamo al calcio, pensiamo alle corruttele dei vari politici e perdiamo la bussola quando si tratta di difendere la nostra terra, i nostri valori, il nostro Corpus iuris civilis abdicando per un paio di tette, per una coscia di qualche puttanella da quattro soldi, per qualche sghemba uscita di un signor nessuno. Italiani, popolo incapace di fare squadra (non saremo italiani) e di agire ferocemente contro i veri usurpatori, rapinatori.

La Lega ha rotto i maroni alle banche?

16 aprile 2012 3 commenti

Lega contro le banche d’affari

Non ho mai avuto simpatia per la Lega e nemmeno per i loro sistemi bofochianti di esprimersi, spesso talmente gretti, talmente odoranti di stallatico da apparire falsi. Frasi roboanti, accuse senza fondamento, gesta infime, cultura prossima allo zero assoluto e personaggi che spesso hanno l’aspetto di macchiette di un film fantozziano. Insomma non è mai stato sicuramente un riferimento politico al quale abbia mai fatto affidamento.

Assieme alla Lega o al tempo della sua comparsa si sono poi sviluppate alcune branche più o meno legate con questo movimento, che visti i presupposti, più che incontrare gli interessi dei loro amministrati, faceva e fanno gli interessi delle economie locali. Un coacervo di persone tutte alla ricerca di un posto al sole. La solita manfrina italiana, nulla di nuovo in effetti.

La Lega per contro e rispetto a tutti gli altri gruppi politici, si è sempre distinta per la ricerca di uno stato federale, per una autonomia economica e finanziaria del Nord rispetto al centro ed al Sud. Spesso ha sbeffeggiato il tricolore, lanciando offese a tutti coloro che sono morti sotto una bandiera ed ai loro eredi. Un atto di inciviltà, se letto secondo i canoni “ufficiali”, ma in parte veritieri se si conoscono gli strascichi storici che ci videro impegnati e coinvolti in due guerre mondiali con milioni di morti e prima ancora in guerre di indipendenza, in cui i massacri ancora rimangono nel silenzio quali, ad esempio, quelli compiuti dal Generale Cialdini e di tutta la congrega che volle disfare uno dei migliori regni italiani, quello delle Due Sicilie.

Ma questa è storia, spesso celata, volutamente non insegnata, mentre nei libri di testo campeggiano le figure di personaggi storici come Cavour, Vittorio Emanuele e Garibaldi quali eroi del risorgimento, quando invece, se si avesse la voglia di scavare, scopriremmo che non erano altro che dei cialtroni, nessuno escluso. Ma mi si insegna che la storia la fanno i vincitori.

In questo la Lega ha ragione da vendere, abbiamo versato sangue, vite umane, risorse economiche e finanziarie allo scopo di rovesciare i vari regni italiani a favore di nazioni e stati che favorirono l’assunzione di politiche industriali ed economiche del libero mercato della concorrenza spietata e negli ultimi nostri giorni del massacro della sovranità degli stati nazionali.
Sotto questo aspetto la Lega ha ragione da vendere, anche se però nella sua attività di sottolineare le malefatte del passato, nasconde la sua vera indole disgregatrice. Il fatto stesso che la sua primaria richiesta sia uno stato federale è preambolo della distruzione dello stato italiano così come lo conosciamo.

Con questa idea e con il pensiero comune che ogni regione deve avere il diritto di autoregolarsi economicamente, slega automaticamente il diritto nazionale di uno stato di regolare diritti e doveri. Un piede di porco accolto da molti delinquenti travestiti da imprenditori, politici e avventurieri con lo scopo di spolpare ancora quel poco che dal 1992 ad oggi è rimasto in Italia.

Abbiamo ricchezze artistiche che sono così vaste ed immense che tutto il mondo ci invidia, abbiamo una ricchezza aurea enorme (la 4ª del mondo), abbiamo un risparmio privato enorme (ancora per poco visti i dati dell’Istat), ma siamo un paese “insulare” che con la sua lunghezza di oltre 1000 km penetra nel mediterraneo, a contatto di paesi ricchissimi di riserve energetiche. Tutto questo, specialmente l’aspetto geo-strategico, è un boccone gustosissimo per le forze della Nato, in special modo per quella parte anglosassone che delle vie di comunicazione ha tratto enormi vantaggi commerciali. E’ da notare che prima dell’unità d’Italia la più grande flotta mercantile – oltre a quella inglese – era quella del Regno delle due Sicilie.

Ma la Lega che c’entra in tutte queste considerazioni? Beh, la Lega è il cavallo di Troia per le manovre anglosassoni, è il punto focale attraverso il quale vanificare ancora quelle forze contrarie e “reazionarie” di uno stato sovrano a favore di un mercato meno “ottuso” e più aperto. Come riporta il sito Movisol, l’organizzazione Transparency International (TI), viene fondata in Italia il 20 gennaio 1997, presso la Camera di Commercio di Milano. Lo scopo di questa associazione è quello di combattere la corruzione diffusa a tutti i livelli prendendo come esempio personaggio pubblici di integrità morale riconosciuta. Ma la genesi di  Transparency International prende origine dalle nebbie del nord Europa in cui viene fondata nel 1993 a Berlino e i suoi fondamenti teologico-morali di TI derivano da una serie di incontri inter-religiosi promossi a cominciare dal 1984 dal principe Filippo duca di Edimburgo, consorte della regina Elisabetta d’Inghilterra. Indicativamente, il “codice” è molto deciso contro gli abusi delle industrie e degli imprenditori industriali, cioè coloro che costruiscono l’economia reale, mentre chiede “garanzie” precise per i “providers of Finance”, fino a prefigurare una sorta di regolare interferenza, in cui i direttori del “business” sono tenuti a riportare i loro risultati ai “finanziatori”.
In Italia prende il via nel 1997 e ne fanno parte i giudici Gherardo Colombo, Davigo, mentre presidente del TI è la leghista Maria Teresa Brassiolo (tuttora in carica), consigliere della Lega Nord al Comune di Milano. La presenza della Lega negli organi direttivi e nella macchina organizzativa di TI è dominante. Panizza, ad esempio, è consigliere della Lega Nord a Saronno. Ettore Albertoni (del comitato onorario) ex presidente del consiglio regionale lombardo.
Nella sostanza una associazione encomiabile, sulla carta, fatto salvo che a dirigerla vi sia lo zampino anglosassone che dei destini italiani e delle sue economie poco importa, così la storia insegna.

Nel frattempo però qualche cosa è accaduto, qualche screzio, qualche decisione non convenuta, qualche divergenza particolare, in sostanza una rottura che ha portato ad una soluzione estrema la figura della Lega Nord: da inquisitore ad accusato.

Le rivoluzioni a volte si pagano care e la storia insegna che accade proprio così. In Francia Robespierre, Danton e Marat fecero la stessa fine di Luigi XVI,  caddero sotto la loro stessa ferocia. In Italia, più lenta ad assorbire questi contraccolpi, gli eventi sono più subdoli, tant’è che qualche settimana fa la Lega aveva annunciato una raccolta firme a livello nazionale per la separazione tra banche d’affari e banche commerciali (standard Glass-Steagall). Che vuol dire tutto questo in una situazione confusionale in cui il tecnico si sormonta al politico declassandolo ad inutile e senza consenso?

La visione a prima vista appare semplice: la Lega, o una parte di essa, visto gli agganci a TI che non ha nessun interesse al benessere nazionale, propone una legge che per il sistema bancario attuale equivale al suicidio. In sostanza se fosse attuabile la separazione tra banche d’affari, ovvero le banche che fanno investimenti a rischio, da quelle che invece servono ed aiutano l’economia reale, avremmo nell’arco di qualche ora, una completa disfatta del sistema bancario italiano. Le attuali banche, tutte o quasi, usano i denari dei depositanti e quelli forniti dall’Europa tramite il famoso LTRO (quasi 290 miliardi) per fare speculazione finanziaria. Questo significa che i denari in saccoccia alle banche NON ci sono, ma risultano impegnati nelle svariate avventure.

Il governo Monti, in tutte le manovre fino ad ora utilizzate, non ha toccato nessuna banca, fatto salvo la questione dei costi bancari sui quali però si è steso un silenzio che lascia spazio a poche fantasie: non verranno tolti. Ora la proposta di raccogliere le firme per separare le banche rappresenta per l’intero sistema bancario italiano, ma anche per quello internazionale, un problema di primaria importanza valutabile in qualche migliaio di miliardi e questo perché un debito di pochi miliardi di una banca italiana si trasforma, con i vari derivati e passaggi, in centinaia di miliardi in altre banche che a loro volta spacchettizzano in altri derivati per tanti, tantissimi soldi (tutti finti, ma reali).

La richiesta della Lega quindi, secondo la Legge Glass-Steagall, ha messo un po’ di sale sulla coda della bestia finanziaria che ci sta massacrando, ma che ha risposto, come sua consuetudine, con la diffamazione, con il gettar fango e lo scredito. Vogliamo pensare che gli altri partiti siano più puliti della Lega? Vogliamo pensare che i sindacati non abbiano nelle loro casse decine di milioni di euro, visto che i soldi dallo stato ne ricevono anche loro a montagne?
Tutto questo dovrebbe far pensare molto a fondo ed i pianti di Bossi probabilmente sgorgano da una sorgente diversa rispetto a quella alla quale ci vogliono far credere.

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