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Posts Tagged ‘Monti’

Un posto al sole, seconda puntata…

25 febbraio 2013 7 commenti

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Come da mio post precedente avevo augurato un in Bocca al Lupo…ma gli italiani NON hanno le palle giuste per fare qualche cambiamento, no!

Come già scrivevo in tempi poco sospetti, gli italiani sono una massa di voltagabbana, pecoroni, flaccidi, bisognosi solo del bastone che li ammorbidisca nella loro coriacea pelle di vigliacchi. Gli esempi storici della vigliaccheria e pavidità italica ne abbiamo a bizzeffe.

Molti hanno puntato sulla nuova onda di protesta che avrebbe potuto essere una ventata nuova nelle stanze del potere, che avrebbe potuto gettare dalle finestre del palazzo quei quattro cialtroni fracassandogli l’osso del collo. Si sarebbe potuto alzare una barriera contro la corruzione, la malversazione che lo stato “plutocratico” da decenni ci impone e ci dissangua; si sarebbe potuto cancellare con un tratto di penna un debito creato per mantenere dei parassiti che giorno dopo giorno succhiano la nostra linfa vitale..e invece no!

Gli italiani preferiscono non rischiare e mantenere lo status quo delle nefandezze, delle ruberie, dei particolarismi, delle piccole parrocchie, dei faccendieri, degli orticelli da proteggere a costo di mandare la propria famiglia sul lastrico.

L’italiano è proprio un imbecille!

Ma vediamo in cosa consiste questa  presa di visione così pessimistica sul carattere degli italioti. Adesso, 17,44 la situazione appare così delineata:

SENATO

CAMERA

Bersani

33.55%

34,20%

Berlusconi

28,26%

26,58%

Grillo

24,35%

23,93%

Monti

9,22%

10,32

Ingroia

1,79%

2,20%

Non ci sono molti commenti da dare, ma appare molto chiaro che o si andrà presto alle urne per rimettere in ordine le cose, oppure gli inciuci che si avranno, come gli ultimi accordi di Grillo con Prodi, delle condizioni ancor peggiori. Se in Egitto c’è stata piazza Tharir per le proteste contro un regime assolutista, in Italia ognuno nel suo orticello si sfregherà le mani e cercherà di rinsaldare vecchi legami e di ricucire strappi che nell’ultimo anno hanno gettato le opposte schiere dei lazzaroni su posizioni critiche.

Natale 2012…le ultime feste!

27 dicembre 2012 Lascia un commento

Colpo di stato .

Fare gli auguri di Buon Natale in questo letamaio italiano animato e vissuto da un branco di lazzaroni sarebbe come augurare ai lettori di questo blog di suicidarsi.  No, non glielo auguro a nessuno, ognuno scelga la sua strada, bella o brutta che sia!

Ma che senso ha questo augurio in questo scenario? I più, quelli che hanno subito il metodico lavaggio del cervello, vedono in questo momento il rinnovarsi di una politica da sacrestia in cui congratularsi per gli anni trascorsi e condivisi per  l’aumento dei loro guadagni, gli altri, i meno cialtroni, si grattano la crapa chiedendosi cosa non è stato fatto per non aver guadagnato. In mezzo a questa masnada di marrani c’è il popolo, la gente comune, quella che non sa più a che santo votarsi. Questo immenso gruppo di persone, spesso dilaniate ed attratte dai vari proclami politici, guarda stoicamente senza batter ciglio la disfatta economica e sociale di questo stato.

Adesso, il professore, quello che assieme al collegio di briganti ha stritolato l’Italia nella morsa fiscale senza ritorno, ha annunciato che entrerà in politica, quella seria, dice lui. Il brigante del colle, quello dalla coriacea pelle, quel comunista democratico che applaudiva ai carri-armati che portavano la libertà, l’amico della Nato; quello che insistentemente spingeva le forze politiche nel 2011 ad aggredire la Libia per assecondare i piani di rapina democratica, quello che appoggiava la distruzione delle case palestinesi e che da bravo lecchino goym, accarezzava la zampa della bestia sionista che presto lo scorticherà, sosterrà il suddetto professore in questo colpo di stato, perché, è giusto chiamare con il nome giusto, si tratta di un vero e proprio colpo di stato.

In questa misera e infima italietta ancora una volta la figura patetica di Berlusconi si ripropone per le prossime elezioni politiche. I danni, i disastri culturali, industriali, economici e soprattutto morali che hanno accompagnato questa persona, non hanno paragoni. Per contro i suoi illustri antagonisti politici non sono da meno: come possiamo pensare che un Bersani, un Vendola, un Casini, un Di Pietro siano in grado di ridare lustro e forza a questa vecchia ciabatta italiana? Non si pensi poi al comico di turno di Grillo che non potrà sicuramente competere con quelle volpi assatanate che albergano a Roma anche se…

Dove si fondano le loro logiche politiche? Sul manicheismo, sul clientelarismo, sulla squallida e ritrita storia della parità sociale, quando poi scoprire che l’illustre personaggio del colle più alto di Roma non disdegna gli aumenti annui del suo vitalizio del 3% in barba ai sacrifici che tutti gli italiani stanno facendo. Ma lui è King George! Il vecchio perde i pelo, ma quello di fregare gli italiani no!

E’ il disastro della politica con la “P” maiuscola, anche se in Italia una vera politica di grande respiro non c’è mai stata, forse una bozza negli anni 50/60, dopo i danni della guerra, ma da allora ad oggi il vuoto totale. E questi omuncoli tra prostitute, vallette, piccole bagascie da avanspettacolo, spogliarelliste, tra balletti verdi e rosa, festini all’insegna del porco, avrebbero l’ardire, a parole, di voler sistemare una terra sconquassata in mille rivoli di connivenze malavitose, di interessi incrociati, di piccoli orticelli?

Mah?!

E’ la solita pantomima italiana degli ometti destinati a lustrare le scarpe di qualche banchiere in attesa della mancia dovuta. Poveri illusi, scemi e soprattutto cretini. Hanno scambiato l’arte della politica con quella del commercio di qualche quarto di bue, con quella di una trattativa tra mercanti di letame ed invece stanno scambiando la vita di milioni di persone accantonando quanto di buono e costruttivo può dare il nostro paese.

Ora non c’è più spazio  per le ipotesi, poiché le pedine nello scacchiere italiano sono già state posizionate. Un non-politico, eletto dal Quirinale, si arroga il potere di fare politica senza mai avere avuto i consenso da nessuno. Questo fatto di per sé è il primo gradino del colpo di stato: un atto peggiore di quello che fu commesso dallo stesso fascismo. E’ strano che in questo nessuna voce, soprattutto della sinistra non abbia alzato i toni, nessuno, nemmeno da quella cariatide di Scalfari, grande sostenitore di Monti e della sua famiglia, ma grande accusatore di tutti quelli che non hanno mai condiviso le sue scelte. Un tempo oceaniche manifestazioni riempivano le piazze, la guerriglia urbana si insinuava per definire un pensiero (quello che oggi ha costruito questo sfascio), ma oggi, quella sinistra, per fortuna, non c’è più, assorbita e metabolizzata dalle sue stesse idee e quegli uomini che la componevano, ora, li vediamo come stoccafissi erigersi in quei posti di comando e di prestigio sociale dove poter controllare il loro dominio.

Euro irreversibile o bancarotta annunciata del sistema bancario?

6 settembre 2012 Lascia un commento

Oggi 6 settembre 2012 ennesima iniezione di cocaina bancaria.

Mario Draghi ha infatti prodotto quello che, secondo le sue parole sarebbe, la maniera migliore per salvare l’area euro, perché come dice lui stesso, l’euro è irreversibile, mentre sappiamo che l’irreversibilità, date le condizioni restrittive dei vari trattati e delle condizioni vessatorie del Fondo Monetario Internazionale, è la situazione economica nazionale ed internazionale.

A questo e con rispetto riporto un interessante ed illuminante articolo di Chicago.blog:

Quando la BCE tra il mese di luglio 2011 e il mese di febbraio 2012 ha immesso nel sistema bancario europeo 1,3 trilioni di euro (in soli nove mesi!) per soccorrere il sistema bancario (espandendo così il suo bilancio a tre trilioni, una cifra ben superiore al PIL tedesco) avrebbe dovuto essere chiaro che l’estrema gravità della crisi europea non solo era di molto superiore a quella di cui i leader europei parlavano, ma che fino ad allora avevano mentito sulla reale esposizione dei paesi membri che ha reso la crisi irreversibile. Non è l’euro ad essere irreversibile come dice il governatore della BCE, ma la sua crisi.

Ancora oggi la reale ampiezza della voragine che si è spalancata nell’eurozona ci è ignota e solo la “liquidazione” del sistema potrebbe fare emergere la verità.

Si consideri ad esempio la crisi della Grecia iniziata nel 2010 e dopo ben due anni rimasta irrisolta. Questo paese rappresenta appena il 2% dell’economia europea e si sta facendo di tutto per ritardarne l’uscita dalla eurozona. Il vero motivo? Per gli analisti che hanno ben scavato nei bilanci, la reale esposizione greca verso i paesi membri, è di oltre 1 trilione. Ecco il motivo per cui l’Europa continua a erogarle denaro nonostante sia in bancarotta completa e non abbia ottemperato a nessuna delle misure fiscali richieste. Si temono le ripercussioni della sua uscita su un sistema bancario già barcollante.

Nel 2012 è poi esplosa la crisi della Spagna che ha riguardato contemporaneamente il sistema bancario e il debito sovrano. Nel giro di appena un week end si è cercato di tamponare la falla, ma poi ci si è accorti che era un’altra voragine che faceva anche di questo paese un problema europeo: Tutto il sistema bancario è seduto infatti su una polveriera: il mercato del debito spagnolo, pari a €2.1 trilioni. L’Europa funziona così: quando i paesi emettono debito questo viene immediatamente acquistato dal sistema bancario e parcheggiato nei bilanci come “senior asset”, cioè come attivo a basso rischio (!). Le banche quindi concedono prestiti a terzi e fanno colossali operazioni di investimento a fronte di questo attivo. In caso di default della Spagna gli attivi a copertura del portafoglio investimenti andrebbero quindi immediatamente in fumo e i tassi di interesse salirebbero alle stelle facendo crollare tutto il sistema europeo. E accenniamo solo di sfuggita a ciò che accadrebbe al mercato dei derivati basati sui tassi di interesse preesistenti. Molto probabilmente Wall Street verrebbe chiusa per qualche tempo. Insomma la Spagna, come la Grecia, rimane un grave problema irrisolto.

Se l’Italia naviga in difficoltà non godono buona salute neppure Francia e Germania il cui debito rispetto al PIL è ormai al 90%, un livello che di solito fa scattare il declassamento di un paese da parte delle agenzie di rating.

Eppure, nonostante questa realtà, il governatore della Banca Centrale, Mario Draghi, ostenta sicurezza facendo intendere di avere sotto controllo la situazione e di poter risolvere tutti i problemi. Noi, invece, crediamo che l’euro sia in coma irreversibile e che quindi the game is over. In altri termini non esiste nessuna strategia politica e finanziaria credibile che possa salvare l’eurozona.

Proviamo infatti ad analizzare le opzioni di salvataggio e la loro plausibilità concentrandoci soprattutto sulle due entità portanti dell’eurozona la BCE e la Germania a fronte dei meccanismi di salvataggio come l’EFSF, l’EMS e il FMI.

BCE. Molti credono che la soluzione sia una banca centrale europea che operari come l’omologa statunitense acquistando su larga scala i titoli di debito pubblico in cambio di denaro di nuova creazione. Ma si sbagliano di grosso se credono alla percorribilità concreta di questa opzione. Primo, Mario Draghi ha detto con chiarezza che la banca centrale potrebbe intervenire solo in caso che i paesi bisognosi rispettino le misure di austerità, mandino ad effetto le riforme strutturali e cedano sovranità (quanta?) al governo di Bruxelles. Se queste sono le condizioni poste dal Governatore, pensiamo che non si realizzeranno mai, soprattutto l’ultima (terrificante): la cessione di sovranità al governo di Bruxelles. Ergo la BCE non acquisterà direttamente titoli di debito dai paesi membri. E se anche lo volesse fare avrebbe il veto della Germania che vede in questa operazione il rischio di una iperinflazione.

Secondo. Non bisogna dimenticare che la crisi europea non è di liquidità ma di insolvenza, aka di capitale. Nel primo caso l’acquisto di bond in cambio di denaro fresco (cash for trash) potrebbe temporaneamente alleviare le difficoltà del sistema bancario che, ufficialmente, ha una leva finanziaria di 26 a 1. Ciò significa che ogni 26 euro del suo attivo (prestiti erogati a terzi) sono garantiti da appena 1 euro di capitale. Quindi, con una leva così alta, basterebbe un ribasso dell’attivo di appena il 3,8% (ad es. per perdite su crediti o diminuzione delle quotazioni dei titoli) per azzerare il loro capitale. In realtà la precarietà del sistema è ancora più acuta se si pensa che la leva finanziaria è in molti casi è superiore, cioè di 30 a 1, di 50 a 1 o addirittura di 100 a 1 come nel caso delle banche francesi (quando la Lehman Brothers è fallita aveva una leva finanziaria di 30,7 a 1). In una situazione di scarsa liquidità sostituire titoli con contante alle banche farebbe comodo. Tuttavia poiché la crisi di liquidità deriva dalla crisi di insolvenza, l’operazione cash for trash sarebbe controproducente perché rimuoverebbe dall’attivo delle banche i titoli che, come abbiamo accennato più sopra, rappresentano il collaterale per ottenere prestiti e per effettuare investimenti. E le banche hanno bisogno disperato di “attivo”. Terzo. Tecnicamente la BCE potrebbe acquistare, come nel passato, direttamente titoli sul mercato, ma questa iniziativa è stata abbandonata da quattro mesi appunto perché la Germania (e la Bundesbank) si è opposta e continua ad opporvisi. E’ chiaro che la BCE non può muoversi in autonomia ma deve aver l’assenso della Germania perché senza questo paese l’euro cesserebbe di esistere. Inoltre non ci si dimentichi che quando nel 2011 la BCE acquistò debito sovrano non risolse alcun problema e perse il controllo del mercato del debito. Infine, oltre il 25% del suo bilancio è già costituito dal debito dei PIIGS e aumentare questo attivo (aka spazzatura) metterebbe a rischio la sua stessa solvibilità.

Allora la BCE potrebbe acquistare il debito di concerto con l’EFSF e l’ESM. Ma anche questa opzione è problematica. L’EFSF dopo il primo salvataggio spagnolo (100 miliardi) è rimasto con una debolissima potenza di fuoco, appena 65 miliardi di euro. Quanto al nuovo fondo ESM di 700 miliardi non è stato ancora ratificato. Che sia ratificato o meno il 12 settembre prossimo dalla corte costituzionale tedesca ha poca importanza sostanziale; la ratifica potrà solo protrarre lo stato comatoso della moneta unica. Infatti, se il fondo fosse approvato Spagna ed Italia dovrebbero contribuirvi al 30% per…salvare se stesse! Il che sarebbe veramente grottesco. Ma supponiamo che questi paesi siano esentati dal contribuirvi. In tal caso il peso del finanziamento (il 66%) del fondo ricadrebbe su Francia e Germania. Ma entrambe non hanno questa disponibilità finanziaria. E anche se l’avessero, mettendola a disposizione dei paesi periferici verrebbero immediatamente declassate dalle agenzie di rating. Il problema potrebbe essere superato facendo acquistare dall’ESM i bond. Ma anche questa opzione è impossibile: il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble è stato chiaro: L’ESM non sarà mai autorizzato ad acquistarli.

Allora quali altre misure resterebbero alla BCE per sostenere l’euro? Potrebbe lanciare il terzo LTRO (il quantitative easing in versione europea) cioè prestare direttamente un altro trilione (o altri due?) al sistema bancario perché acquisti il debito che la banca centrale non può acquistare direttamente. Ma l’effetto di questa operazione sarebbe lo stesso dei LTRO 1 e 2 precedenti: abbassare il valore dei bond, ridurre il valore dell’attivo delle banche, fare aumentare i rendimenti, cioè i tassi di interesse e rendere così ancora più costoso l’indebitamento nell’eurozona. Tutte le opzioni in mano alla BCE portano ad un circolo vizioso ritorcendosi sempre contro l’euro.

Conclusione: la BCE non può migliorare la situazione ma peggiorarla. La crisi infatti, lo ripetiamo, non è finanziaria ma economica e di insolvenza e acquisti di bond e monetizzazione del debito non possono nulla a fronte di un economia che non produce correnti di reddito sufficienti (la vera fonte del credito e della potenza di fuoco finanziaria) per ripianare perdite e debiti esponenziali.

Germania. E’, insieme alla BCE l’elemento chiave dell’eurozona. Ma come abbiamo già accennato il peso del suo debito sul PIL sta raggiungendo livelli preoccupanti (90%) e in corrispondenza dei quali la solvibilità di una nazione può venir messa in discussione. Inoltre bisogna ricordare che ha un’esposizione verso la UE di un trilione di euro pari al 30% del suo PIL erogato attraverso i vari meccanismi di salvataggio dei PIIGS. La Germania ha ormai esaurito le sue cartucce. Escludendo ormai completamente la soluzione degli eurobond a cui la Merkel ha opposto un irrevocabile nein, potenzialmente la Germania potrebbe salvare l’eurozona con l’aiuto della BCE accettando, in una forma o nell’altra, di monetizzare tutto il debito. Ma abbiamo già visto che questo è impossibile. Il prossimo anno il cancelliere tedesco deve affrontare l’elezioni e sa che la monetizzazione del debito potrebbe scatenare un’inflazione e danneggiare l’economia tedesca sulla quale l’agenzia Moody non fa rosee previsioni. Se la Germania perdesse lo status di tripla A sarebbe la fine immediata dell’eurozona, senza esitazioni. Il popolo tedesco già contrario ai salvataggi europei non tollererebbe mai un downgrade del merito del credito per il proprio paese. La Merkel impossibilitata ad aiutare i suoi partner europei può solo aggrapparsi alla speranza che i programmi di austerità e di riforme in corso negli altri paesi inneschino una ripresa e che l’export del suo paese non rallenti. Ma anche questa è un’ illusione. Le misure di austerità in atto nei paesi partner (per il modo in cui sono intese e realizzate) danneggeranno anche il suo paese. La Germania comunque insieme ad altri paesi come la Finlandia ha un piano di emergenza per l’eventuale uscita dall’euro.

Per quanto riguarda, infine il Fondo Monetario Internazionale rimarrà passivo per qualche tempo. Anche negli USA le elezioni sono imminenti ed Obama non si accollerà il rischio di un intervento che comporterebbe più tasse a carico dei contribuenti americani.

Game is over. Quattro mesi scrivemmo (Breve Profilo del Caos) che l’eurozona era un morto vivente e anticipavamo l’analisi che abbiamo qui solo dettagliato un po’ di più. Nulla è cambiato da allora e non è emersa alcuna opzione concreta che possa migliorare la situazione. I piani finanziari passati e quelli da attuare in prospettiva sono da Fannie Mae e Freddie Mac: disastrosi. La fine dell’esperimento dell’euro può non essere imminente. Ma è inevitabile. Non sarà assolutamente la fine dell’Europa che deve restare area di libero scambio, ma la fine di un sistema che non rende possibile la crescita economica e crea irresponsabilità, apatia e dipendenza dei paesi deboli dai paesi forti. La fine sarà dolorosa ma molto meno di quanto si pensi. Il suo mantenimento in stato di coma sarà altresì doloroso ma molto peggio di quanto si creda.

E’ evidente che siamo all’ennesima produzione di insolvenza, all’ennesima produzione di guadagni per il sistema bancario nazionale ed internazionale che nel frattempo metterà al riparo i propri attivi quando arriverà il crack finale.
Non definiamo la politica dell’attuale governo costruita da un collaterale di manigoldi (gli attuali politici) e nemmeno l’attività del governo stesso che piacente alla lobby bancaria, disinteressandosi dei problemi dell’economia reale e dei lavoratori, porterà la nostra nazione ad un servaggio mai visto prima.

La legislazione sociale Fascista in materia sociale…Monti e tutti i governi precedenti cosa hanno fatto di più?

5 settembre 2012 Lascia un commento

Vista la scarsa conoscenza in materia, ritengo utile un elenco (incompleto) delle leggi sociali approvate durante il Fascismo.

  • Tutela lavoro donne e fanciulli – (Regio Decreto n° 653 26/04/1923)
  • Maternità e infanzia – (Regio Decreto n° 2277 10/12/1923)
  • Assistenza ospedaliera per i poveri – (Regio Decreto n° 2841 30/12/1923)
  • Assicurazione contro la disoccupazione – (Regio Decreto n° 3158 30/12/1923)
  • Assicurazione invalidità e vecchiaia – (Regio Decreto n°3184 30/12/1923)
  • Riforma “Gentile” della scuola – (Regio decreto n°2123 31/12/1923)
  • Assistenza illegittimi e abbandonati – (Regio Decreto n° 798 08/05/1927)
  • Assicurazione obbligatoria contro la tubercolosi – (Regio Decreto n° 2055 27/10/1927).
  • Esenzioni tributarie famiglie numerose – (Regio Decreto n° 1312 14/06/1928 )
  • Assicurazione obbligatoria contro malattie professionali – (Regio Decreto n° 928 13/05/1929)
  • Opera nazionale orfani di guerra – (Regio Decreto n° 1397 26/07/1929)
  • Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro I.N.A.I.L. – (Regio Decreto n° 264 23/03/1933)
  • Istituzione libretto di lavoro – (Regio Decreto n°112 10/01/1935)
  • Istituto nazionale per la previdenza sociale I.N.P.S. – (Regio Decreto n°1827 04/10/1935)
  • Riduzione settimana lavorativa a 40 ore – (Regio Decreto n° 1768 29/05/1937)
  • Ente comunale di assistenza E.C.A. – (Regio Decreto n° 847 03/06/1937)
  • Assegni familiari – (Regio Decreto n° 1048 17/06/1937)
  • Casse rurali ed artigiane – (Regio Decreto n° 1706 26/08/1937)
  • Tessera sanitaria per addetti servizi domestici – (Regio Decreto n° 1239 23/06/1939)
  • Istituto nazionale per le assicurazioni contro le malattie I.N.A.M. – (Regio Decreto n° 318 11/01/1943)
  • In ogni azienda (industriale, privata, parastatale, statale) le rappresentanze dei tecnici e degli operai coopereranno intimamente – attraverso una conoscenza diretta della gestione – all’equa fissazione dei salari, nonché all’equa ripartizione degli utili tra il fondo di riserva, il frutto al capitale azionario e la partecipazione agli utili stessi per parte dei lavoratori. (Art.12 del Manifesto di Verona)
  • Decreto legislativo del Duce – 12 Febbraio 1944 – XXII, n. 375. Socializzazione delle imprese
    Il Duce della Repubblica Sociale Italiana
    Vista la Carta del Lavoro;
    Vista la “Premessa fondamentale per la creazione della nuova struttura dell’economia italiana approvata dal Consiglio dei Ministri del 13 Gennaio 1944;
    Sentito il Consiglio dei Ministri;
    Su proposta del Ministro per l’Economia Corporativa di concerto con il Ministro per le finanze e con il Ministro per la Giustizia Decreta:
    Titolo 1. – DELLA SOCIALIZZAZIONE DELLA IMPRESA Art. 1. (Imprese socializzate) – Le imprese di proprietà privata che dalla data del 1° gennaio 1944 abbiano almeno un milione di capitale o impieghino almeno cento lavoratori, sono socializzate…

ref: La legislazione sociale Fascista.

Prelievo coatto dei nostri soldi e ritorno all’economia, queste le fregnacce del professorone.

23 luglio 2012 Lascia un commento

Lui proteggi i suoi figli, la finanza e Monti li massacra.

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Tra meno di 45 giorni sapremo di che morte dovremo morire e se i nostri sudati risparmi saranno ancora lì come li avevamo, oppure se hanno subito la svalutazione che sarà necessaria (tra un 30/50%) ai paesi cicaloni come l’Italia.

Molti sapranno già che i grandi maghi della finanza globalizzata vedono nei prossimi giorni il giro di boa dell’unione europea che dovrebbe attuarsi con una uscita "indolore" di quei paesi che non sono stati particolarmente virtuosi e noi ci siamo dentro alla grande, checché dicano i soliti mentecatti.

In particolar questo piano di uscito verrà attuato per salvaguardare l’integrità dei paesi più attenti come Francia, Germania, Olanda, infatti l’ex ministro socialdemocratico delle Finanze tedesco, Peer Steinbrueck, afferma che "in alcuni casi aumentano i mi ei dubbi che nell’Eurozona possano rimanere tutti i Paesi che adesso ne fanno parte. Non riesco a vedere come alcuni Paesi riescano a colmare la lacuna della loro competitività". Per contro Draghi indica che l’euro è irreversibile e che l’Europa non esploderà, però poi indica che la manovra dell’abbassamento dei tassi di interesse del costo del denaro bancario avrà i suoi effetti (quali?).

Ma per fortuna esistono voci che non sono allineate con quella dei vari quattro cialtroni di economisti che inducono il popolo bue a pensare che le trattazioni allo scoperto siano un attacco alle nostre economie. O come dice uno che afferma "E’ ovvio che c’e’ grande nervosismo sui mercati ma per motivi che hanno poco a che vedere con problemi specifici dell’Italia ma piuttosto con notizie, dichiarazioni o indiscrezioni sull’applicazione delle decisioni del Consiglio Ue". Cioè fammi capire caro professore, l’Italia non ha nessuna colpa dell’affossamento dei mercati? Noi siamo indenni da qualsiasi responsabilità? Le nostre economie e le nostre finanze hanno sempre agito per il bene e la salvaguardia della nostra integrità – come sta facendo bene la Germania – e per quella europea, oppure, caro il nostro professorone, molti da decenni hanno approfittato dello stato di cose in cui siamo caduti per far man bassa?

Sicuramente non ci sarà risposta, ma guarda caso il suddetto professorone ora, che i buoi dalla stalla sono scappati cosa ti va a dire: "Proprio la situazione difficile nella quale versa l’Europa e in particolare l’eurozona è per noi motivo in più per cercare rapporti solidi nell’economia reale, industriale e commerciale; e quindi la Russia da questo punto di vista è un punto di ancoraggio di grande importanza strategica".
Ditemi voi, uno che fa questi discorsi e fino a ieri pompava centinaia di miliardi alle banche defraudando l’economia e portando la tassazione al 70% come lo giudicate?

Non dimentichiamo poi che sicuramente tra qualche giorno, sicuramente, perché con le migliaia di miliardi che giacciono nelle banche – soldi dei risparmiatori – il professorone provvederà a fare quello che l’altra canaglia di Amato fece nel 1992: ci ruberà i soldi per sanare i conti del sistema bancario.
Se potete: prelevate i vostri denari dalle banche, metteteli dove volete, ma fatelo subito!!!

Quindi ci troveremo fuori dall’Europa con un euro svalutato del 30/50% e a questa perdita verrà aggiunta anche il prelievo coatto del nostro denaro, dei nostri risparmi, del sudore dei nostri sacrifici per i nostri figli.

Siamo pronti ad altri sacrifici? Ma sì dai che a noi italiani ci va bene qualsiasi cosa, basta che ci sia calcio e pupe e tutto si risolve.

17 giugno 2012 4 commenti

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In queste giornate di caldo estivo, con la gente che corre al mare per rinfrescarsi e nell’attesa del risultato delle elezioni greche, all’orizzonte si stanno ammassando una serie di nubi che presagiscono una tempesta.

I conti italiani non sembrano rientrare nelle previsioni delle scommesse del casinò generale della finanza, e rimbalzando da un porco all’altro il casinò dei coca-boys della finanza trova terreno fertile per arraffare il più possibile. I tempi non sono ancora pienamente maturi, è necessario aspettare ancora qualche mese finché non ci sarà la rielezione dello psico-poliziotto afro-americano.

PietàObama

Avremo un’estate molto calda, e le premesse ci sono tutte, in tutti i sensi. Non è una previsione personale, ma quanto dichiara il nostro capo-tecnico. “stiamo attraversando una nuova crisi, il cratere del precipizio si e’ allargato, ma il nostro paese sta uscendo dalla crisi da solo.” Ancora una volta i nostri sacrifici, quelli di milioni di italiani, non hanno sortito alcun ché: tutto da rifare, il baratro del fallimento alla greca si sta presentando con il conto.

Qualche giorno fa Monti dichiarava che non servono altre manovre e che non c’è necessità di costringere gli italioti ad altri sacrifici, perché “Sui conti pubblici abbiamo fatto un pesantissimo intervento in dicembre ma va continuata l’opera sui conti pubblici… non occorrerà una seconda manovra, ma l’azione di disciplina sui conti pubblici dovrà procedere”. Si da il caso che la revisioni della spesa pubblica (che gli italioti amano definire Spending review in onore dei loro sfruttatori) è ancora ferma al palo e Bondi, il gran maestro del risanamento della Parmalat,  è impantanato nelle sacrestie del palazzo. Insomma le solite balle in politichese che vanno sempre lette al contrario. Ma gli italioti non hanno ancora capito nulla.

Cosa si stia preparando lo si può anche immaginare. Parte del nostro patrimonio pubblico verrà svenduto come accadde nel 1992 e le parole di Monti non lasciano spazio a incertezze di sorta: “Non solo non escludiamo la cessione di quote dell’attivo del settore pubblico, ma la stiamo preparando come abbiamo già annunciato e presto seguiranno degli atti concreti: abbiamo predisposto dei veicoli, fondi immobiliari e mobiliari attraverso i quali convogliare in vista di cessioni attività mobiliari e immobiliari del settore pubblico, prevalentemente a livello regionale e comunale“. Domandiamo al Capo-Tecnico: chi controllerà i fondi mobiliari ed immobiliari, chi sarà a capo della cordata per assicurarsi le fette più succulente e più grasse del nostro patrimonio, su che base verranno costituiti i fondi, quali saranno le regole dei fondi affinché vi sia trasparanrenza e non la solita manfrina anglo-mafiosa-italiana???

Ci troveremo proprietari di aria fritta, di uno territorio in mano a banchieri, ad associazioni extra nazionali, a persone che della nostra cultura e delle nostre tradizioni se ne servirà per fare cassa, quando andrà bene, altrimenti le useranno come carta da cesso. Si approprieranno dei nostri beni immobili ed industriali (Finmeccanica con tutte le associate al gruppo, fiore all’occhiello della nostra ultima spiaggia industriale, ma soprattutto spina nel fianco degli anglo-americani e francesi che la vogliono smantellare). Ma noi siamo italiani, pensiamo al calcio, pensiamo alle corruttele dei vari politici e perdiamo la bussola quando si tratta di difendere la nostra terra, i nostri valori, il nostro Corpus iuris civilis abdicando per un paio di tette, per una coscia di qualche puttanella da quattro soldi, per qualche sghemba uscita di un signor nessuno. Italiani, popolo incapace di fare squadra (non saremo italiani) e di agire ferocemente contro i veri usurpatori, rapinatori.

L’impiego pubblico è il vero motore dell’economia

1 maggio 2012 Lascia un commento

E' qui la festa?

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Siamo alle solite, quando si ventila un leggero “maquillage” e ritocco della spesa pubblica, apriti cielo che scendono in campo i tre moschettieri A-B-C. Il problema è però più complesso, perché la spesa pubblica è fino ad oggi stata oggetto del potere di alcune grandi strutture che non rispondono a nessuno.

Non vogliamo essere complottisti e nemmeno sospettare che vi sia lo zampino di qualche misterioso Mister K, ma quando qualcuno mette il naso sui conti pubblici o si brucia il naso oppure viene gentilmente avvertito di starsene fuori.

Parlare di tasse e di Imu in un semplice blog come questo sarebbe presuntuoso, ma esprimere il proprio punto di vista su quanto accade è un diritto come quello di andare a votare, per chi ha ancora stomaco di farlo.

Quindi evadere le tasse è un delitto, così come istigarne l’evasione, si potrebbe essere denunciati per istigazioni all’evasione fiscale per danno allo Stato e i giudici, di solito sempre solerti a mantenere salda la loro poltrona, avrebbero gioco facile ad incriminare.
Monti infatti va all’attacco sdegnato, perché “chi ha governato, chi governa e chi si candida a governare non può giustificare l’evasione fiscale, né tanto meno istigare a non pagare le tasse, o istituire personali e arbitrarie compensazioni fra crediti e debiti verso lo Stato“. Possiamo pensarla diversamente seguendo la logica “paghiamo tutti che pagheremo meno”? Infatti lo sdegno continua contro quelli che alzano la voce sulla reintroduzione dell’Ici e sul suo aumento viene chiarito da quanto segue: “la diminuzione del carico fiscale è possibile se tutti paghiamo le tasse, se nessun comparto pubblico si sottrae alla riduzione delle spese e se tutti riconoscono la necessità di moralità e legalità”. Parlare di moralità in un consesso di criminali prezzolati e di parassiti al soldo delle solite lobbies è un’offesa al pubblico pudore.

Il riferimento alla spesa pubblica viene accennato appena e a fine frase, buttato lì con nonchalance, rincarando la dose contro Alfano e Maroni che chiedono l’abolizione dell’Imu e la compensazione dei crediti degli imprenditori che avanzano circa 60 miliardi dallo stato (vale infatti la formula giuridica del Solve et repete). Intollerabile! Ha detto Monti che si speculi su queste cose. L’abolizione dell’Ici è stato un errore che ha portato a questa situazione e non ci possono essere arbitrarie scelte sui conti dello stato. E’ necessario invece combattere il vero male che attanaglia l’Italia, – la corruzione – che rappresenta “una pesantissima tassa occulta“. Il riferimento all’organizzazione Transparency International (che fonda la sua politica sociale sulla corruzione) forse è casuale, ma non più di tanto considerando l’origine di questo gruppo è controllato oltre Manica e al quale fanno parte alcuni esponenti della Lega.

In tutto questo polverone di proposte, di tasse, di iniquità per il semplice italiano che vive del suo lavoro e che nulla può difronte ai poteri dello stato, i vari moschettieri lavorano di cappa e spada per cercare di salvare le proprie posizioni. Non si parla infatti di nessun ritocco della spesa pubblica anche se nel gergo volgare si continua a sentire frasi come lo “spending review” termine anglosassone per indicare la revisione della spesa. Si continua a parlare, ma mettere in pratica qualcosa che abbia senso nessuno lo propone e di possibilità ce ne sono a bizzeffe: – il finanziamento dei partiti – l’Imu sui fabbricati dei sindacati (qualche centinaio di migliaia di metri quadri) – dimezzare il numero dei parlamentari e sottosegretari – ridurre il numero degli impiegati pubblici (Italia:62,1 dipendenti pubblici per 1000 abitanti contro 39,3  della Germania, fonte Euroispes) – far rientrare i nostri soldati dai scenari di guerra che servono ad altre potenze straniere – ridurre il numero delle provincie – chiudere i rubinetti che foraggiano il mondo sindacale (oltre 3,5 miliardi all’anno).

E’ evidente che possibilità di scelte ce ne sono a bizzeffe, basterebbe pescare a caso che sicuramente non si farebbe alcun danno, ma si porterebbe un guadagno all’intera comunità.

Però in queste condizioni si andrebbero a ridurre alcuni privilegi e ci pensa bene uno dei tre moschettieri che pone subito il suo veto: Altolà! E Bersani si mette di traverso enunciando che “Diciamo da sempre che abbiamo una spesa pubblica squilibrata. Ma si dia un’occhiata all’andamento della spesa corrente negli ultimi 15 anni…Ok la spending rewiew. Si può incidere sul settore della spesa della pubblica amministrazione, ad esempio, l’acquisto di beni e servizi. Ma non si può tagliare su stato sociale o istruzione, sul lavoro e gli investimenti perché crolliamo“. Quindi non si spende nulla per acquistare materiali o servizi, ma non si tocca nulla nemmeno sulla spesa corrente e su quanti hanno creato il loro piccolo orticello. Messaggio chiaro che vuol dire inamovibilità e nessuno si azzardi a toccare i 3,6 milioni dei dipendenti pubblici e tutte le loro prebende, come le pensione baby, i pensionati d’oro, i pensionati nati dalla Legge Mosca che molti hanno saputo sfruttare a proprio vantaggio.

La macchina del pubblico impiego si difende ed appena sento odore di bruciato attiva immediatamente le sue difese di autoconservazione: è come una bestia autonoma, capace di sopravvivere anche alle calamità naturali più devastanti ed è capace addirittura di indicare i capitoli di spesa e di prelievo tanto che Bersani indica chiaramente che “Servono ammortizzatori per i parasubordinati, si tratta di 300-400 milioni di euro che noi sappiamo dove poter prendere”.

Tutto è subordinato ad una cosa sola: non toccare la pubblica amministrazione, ma scaricare sul settore privato l’intero fardello impositivo tale che possa mantenere il pubblico stesso.

Dobbiamo infatti sapere che una dei settori primari di attività è proprio il pubblico impiego che con i suoi 4 milioni di dipendenti supere di poco l’intero settore della Confindustria.

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