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Treni Italia, una privatizzazione efficiente.

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Dopo le varie peripezie che il settore dei trasporti ha subito nel corso degli anni con le varie privatizzazioni (finte), può accadere che si scorga qualche piccolo malanno o disservizio che, inevitabilmente, ricade sempre sul fruitore finale.

Errore!! Questa volta Treni Italia ha dato esempio di efficienza, di correttezza e trasparenza, ma veniamo ai fatti.

Una conoscente si trovava in 1ª classe nel tragitto “Gorizia-Udine-Conegliano-Mestre”, nella tratta “Conegliano-Mestre” la 1ª classe viene declassata a 2ª e il controllore a bordo del convoglio avvisava del declassamento appuntando il fatto sul biglietto e informando che poteva essere richiesto il rimborso a Treni Italia.

Efficienza e cortesia!

La conoscente, scesa a Mestre, inizia la procedura per poter avere l’accredito per la differenza dovuta al declassamento del suo biglietto di 1ª classe. Tutto procede in ordine e senza intoppi.

Ai tempi dei Treni di Stato (FFSS) la cosa era trattata in maniera pressapochista: si andava all’ufficio reclami si mostrava il biglietto e si chiedeva il rimborso relativo della differenza che veniva immediatamente saldato dall’impiegato e tutto finiva lì. Ma si sa, in questa maniera c’è sempre qualcuno che “ciurla sul manico”, quindi ora, Treni Italia, con la procedura del rimborso creata, è certa che non ci saranno dispersioni di denaro senza motivazione.
Ogni cosa è tracciata, anche il più piccolo valore economico.
Vuoi mettere le voragini che si erano create con le Ferrovie dello Stato?

Infatti, siccome non scappa nulla e tutto è tracciabile una volta partita la richiesta del rimborso Treni Italia ci lavora al fine di soddisfare la clientela che non può lamentare lentezza e bizantinismi costosi.

Alla conoscente arriva una lettera raccomandata di avviso che tra qualche giorno le sarà versato a mezzo assegno bancario, il credito dovuto:

TreniITalia1

Incredula e basita mi ripete al telefono la cifra che le sarebbe dovuta arrivare con un assegno: 2,10 euro (due/10). Ebbene, non ci si può meravigliare, finalmente abbiamo una struttura che funziona alla perfezione, alcuni impiegati che smistano i declassamenti, altri che redigono verbali ed altri ancora che iniziano a preparare una lettera di avviso, e tutto per l’efficente burocrazia di Treni Italia.

Perché lamentarsi? Perché imprecare? Alla fine Treni Italia saprà con esattezza che avrà dato un rimborso per il declassamento alla 2ª classe di un biglietto di 1ª classe. Possiamo rimanere meravigliati di questa meraviglia burocratica?

Alcuni potrebbero supporre che si tratti di una barzelletta, ma invece, qualche giorno dopo arriva il tanto atteso assegno che comporterà un paio d’ore di permesso per poterlo incassare in banca:

TreniITalia2

La meraviglia della meraviglie, l’azienda ha partorito il topolino e gli utenti ne sono grati per l’immane fatica di aver prodotto un rimborso di 2,10 euro. Ma…al ragioniere viene sempre in mente una cosa: quanto sarà costato alla società Treni Italia tutta la procedura di accredito di 2,10 euro? Proviamo a fare un conto a braccia?

Ebbene:

- il capotreno che deve scrivere sul biglietto di 1ª classe che è stato declassato;
– Notifica del capotreno al capo-servizi (si chiamerà così?) del declassamento;
– I Capo-servizi che invia la notifica alla centrale amministrativa la notifica del capotreno;
– La centrale amministrativa che verifica l’esattezza della notifica e la invia a sua volta all’ufficio “rapporto con il pubblico” se esatta, altrimenti ritorna indietro per una seconda verifica;
– L’ufficio “rapporto con il pubblico” che da ordine ad una persona di inviare una lettera alla conoscente;
– L’impiegato che deve scrivere quattro parole in croce, forse sono dei prestampati (me lo auguro) per informare che le sarà concesso l’accredito ed invia la lettera con raccomandata!
– Nel frattempo, dal 20/01/2014 al 17/02/2014, viene inoltrato l’ordine di inviare l’assegno: si attiveranno quindi l’ufficio amministrativo per il controllo del budget della cifra scritta e delle eventuali discrepanze di tutta la catena burocratica: non si scherza con i denari del pubblico!!
Alla fine si ordinerà di preparare l’assegno che dovrà essere firmato da un responsabile con potere di firma e quindi messo nelle mani di un fidato impiegato che provvederà ad imbustarlo e inviarlo a mezzo raccomandata assicurata (normale).

Tutto questo per euro 2,10 (due/10). A braccia, come detto sopra, sarà costato almeno 200 euro, ma sicuramente molto di più, perché molti passaggi non saranno corretti. Inoltre la conoscente dovrà prendersi un paio d’ore di permesso dal lavoro (costo di almeno 150 euro) per andare in banca a depositare questa immensa somma.
Vi domanderete ma chettefrega di 2, 10 euro: errore! La bestia parassita di stato gode di questi chemmefrega!

Ora, alla luce di questa efficiente burocrazia che sarà costata almeno 200 euro per produrre un accredito di 2,10 euro, forse era più semplice, come accadeva una volta, fare in modo che gli sportelli delle biglietterie, una volta che il capotreno aveva vidimato il declassamento, fossero abilitate a queste cose, magari con un limite di spesa. E invece no!

E’ necessario creare una rete di parassiti (capotreno-caposervizi-centrale amministrativa-ufficio rapporto con il pubblico – impiegato – ufficio amministrativo – ecc.ecc.) che costano milioni di euro all’anno per gestire delle briciole di accredito che avrebbero potute essere risolte in pochissimi passaggi ed a costo zero.

Ora si capisce dove si annida il parassitismo di stato? Perché l’inefficienza, l’inettitudine e il pressapochismo è sovrano nella nostra nazione? Si capisce perché certi amministratori delegati prendono milioni di euro nonostante i buchi creati nella gestione? Per il semplice motivo che devono fare di tutto per creare confusione e inefficienza così da permettere a molti parassiti, spesso involontari, di sopravvivere.

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  1. 8 marzo 2014 alle 01:01

    Credo che negli uffici dell’800 i travet seguissero procedure altrettanto farraginose.Ma gli amministratori di Trenitalia sono molto astuti (leggasi: lo stato gli lascia fare quello che vogliono) e assicurando di voler venire incontro ai viaggiatori ha istituito la prenotazione obbligatoria. Così’ obbligatoria che la paghi anche se comperi il biglietto un minuto prima di salire su un treno vuoto, e anche quando viaggi in piedi perchè sono stati venduti più biglietti dei posti a sedere. Un vero piacere per quei due viaggiatori che hanno la “prenotazione” sullo stesso sedile.
    Ma perchè tutto ciò? Perchè le tariffe ferroviarie non possono essere aumentate a piacimento di Trenitalia, mentre sugli oneri aggiunti ha completa libertà.
    Io viaggio spesso su una linea Lombardia-Liguria e avevo l’abitudine per comodità di tenere in casa un biglietto. Ora non posso più, dovrei avere la sfera di cristallo, sapere il giorno e l’ora in cui vorrò partire. Ma, dirai tu: puoi comprare il biglietto in rete! Già, accettando la logica trenitalia si può, ma chi ha provato ad accedere al sito web e non ha smoccolato è un santo. Io non lo sono.

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