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Archive for novembre 2011

Italy too big to be bailed out.

10 novembre 2011 1 commento

Mentre si stanno concentrando i colpi dell’artiglieria pesante sul nostro debito e sui nostri titoli obbligazionari il mondo finanziario scopre, ma non da oggi, che l’Italia è troppo grande per essere salvata: too big to be bailed out.

Il debito enorme e gli interessi che vi si aggiungono, ha creato una situazione insostenibile, impossibile da arginare e da contrastare con misure simile a quelle prese per l’Irlanda, per la Grecia (che è ancora in bilico). L’Europa non è in grado di far fronte alla montagna di denaro che dovrebbe esere ripagata e il pagatore di ultima istanza, la BCE, al massimo, potrebbe offrire qualche centinaio di miliardi, insufficienti per tamponare la falla italiana.

Dopo gli innumerevoli attacchi portati al nostro governo da ogni parte del mondo economico industriale (Marchionne e Mercegaglia), dal mondo finanziario (Passera, Tremonti, Monti, Amato, Draghi, Trichet) e da quello anglosassone della City di Londra e da Wall Street si scopre che la causa di questo non è nella figura patetica del Signor Berlusconi, ma la struttura intrinseca del debito che in 30 anni ha divorato migliaia di miliardi. C’è il sospetto che già queste cose fossero chiare prima, ma tolto l’elemento di disturbo (Berlusconi) il profilo dell’attacco all’Italia è molto più chiaro. Alla fine Berlusconi, per quanto criticabile, si è comportato come altri nel passato; più o meno senza cambiare strutturalmente l’architettura dell’impalcatura che regge questo poricilaio di Italia (vedasi Ristrutturale l’Italia)
Perchè parlo di attacco all’Italia? Perché se andiamo a vedere il debito del 127% e si scopre che il debito non è poi così disperato rispetto agli altri concorrenti europei e che si posiziona all’incirca al debito degli anni ’90, ma la spiegazione ce la danno, come sempre gli anglosassoni:

“...The economy barely grows and doesn’t create jobs for the nation’s youth. It ranks low in competitiveness surveys and has terrible labor productivity. In other words, for Italy to escape the debt crisis, it has to tear apart the structure of its economy – liberalizing labor markets and increasing competition to spur greater productivity and create jobs……..Investors will be pressing Rome to go on a reform crash course, undertaking measures immediately that should have been introduced over many years.

Chiaro il messaggio: liberalizzazioni, così il mercato del lavoro – dicono loro – si riprende, si creano posti di lavoro e maggior competitività; gli investitori spingono Roma a fare riforme straordinarie, immediate che avrebbero dovuto essere prese molti anni fa.

Ma se guardiamo bene, senza le lenti delle urla dell’agorà politica o di quelli che vogliono farci sentire la solita manfrina, si capisce che “questi investitori” stanno considerando l’Italia esattamente come è la Francia, l’Inghilterra, l’Olanda e tutti gli altri paesi europei, ne più ne meno. Non parliamo poi degli Usa, in cui il 90% delle aziende strutturali sono state delocalizzate infischiandosene delle forze lavoro interne, ma lì oltreoceano hanno la macchina stampa soldi, quindi di fronte ad un debito colossale americano rispondono con un’altra tiratura tipografica di dollari. Quindi cosa cambia? Nulla!
Anzi tutto e il contrario di tutto, perché siamo la nazione più debole politicamente e perché nell’arco d questi ultimi 4 anni il governo italiano è stato sotto attacco non solo internamente, ma anche dal Wall Street Journal, dal Fiancial Times, e da tutta la élite finanziaria mondiale anglosassone che conta. Per la verità Berlusconi ha fatto di tutto per attirare l’attenzione e questo misura lo spessore della persona, purtroppo!

Ci sono due opinioni contrastanti da un lato e convergenti da un altro.  Il debito pubblico italiano è enorme, mostruoso, impagabile, ma è anche quello che – tolti gli interessi – non è poi gran cosa se paragonato agli altri. Dall’altro lato della barricata ci sono le scommesse sul debito italiano, i cosiddetti CDS, quella specie di assicurazione che coprirebbe la speculazione in caso di fallimento. Il fatto reale è che nessuna assicurazione del mondo ha il denaro “fisico” per ripagare il debito italiano, figuriamoci quello Usa (ma li hanno la macchina stampa soldi). Cosa sta quindi accadendo:

1) Ci sono quelli che premono che l’Italia fallisca (ricordiamo il tit9lo del post: Italy too big to be bailed out.)

2) Ci sono quelli che premono che l’Italia non fallisca (debito pubblico coperto dalle risorse interne e private: “i nostri tesori e i nostri risparmi” ed ecco che salta fuori il nome di Amato, il rachito con pesnioni d’oro e quella di Mario Monti massone, il lacché degli Anglosassoni pronto a donare il patrimonio italiano su un piatto d’argento al “mercato” svendendolo al miglior offerente;

3) Ci sono quelli che sono una via di mezzo tra i due e che non vogliono ne l’una ne l’altra cosa.

Come riporta il blog di Uriel, dice quanto segue: “ i CDS sul debito italiano hanno una scadenza, e se l’ Italia arriva alla fine della scadenza senza generare ALMENO un evento creditizio menzionato nel CDS, qualcuno ci rimetterà’ qualcosa come CINQUE trilioni di dollari.” Se le cose stanno in questa maniera è chiaro che nessun assicuratore vorrebbe che si arrivasse al fallimento dell’Italia (dovrebbero pagare 5.000 miliardi di dollari ai detentori dei CDS), ma allo stesso tempo quelli che hanno speso i soldi per l’assicurazione vorrebbero vedere premiata la loro precauzione se l’Italia fallisse.

Quindi riportando le bocce al loro posto sembrerebbe evidente che più che un problema di debito pubblico è un problema di scommesse d’azzardo, insomma la solita bisca da 4 soldi.

Per la verità ciò che nel mondo esterno viene percepito è la mancanza di uomini capaci di sostenere una politica nuova, di fare riforme strutturali e di rovesciare l’andazzo, ormai vecchio e stantio di oltre 30 anni di marcia politica del tram-tram.

Will that change after Silvio’s departure? We’ll have to see who takes his place, and what sort of authority that new cabinet has. But I wouldn’t get my hopes up. Italy has a long history of suffering with chaotic, short-lived administrations. We have no reason to be certain that Rome will break with tradition this time.

Come dico ormai da anni chi controlla l’Italia controlla l’intero occidente e i tempi stringono e a nessuno è permesso che vi sia un controllo extra a quello che il patto atlantico ha voluto dalla seconda guerra ad oggi. Sulla base di questo la mia opinione è che ci faranno sputare sangue anche dalle orecchie, ma l’Italia non fallirà, perché se dovesse accadere…sia mai che venga fuori un pazzo scatenato che butti tutti a mare ed estrometta le banche anglosassoni e riordini il cesso di questa nazione? Cosa perderebbero quei signori che adesso ci vogliono far piangere sangue? Come potrebbero portare attacchi alla Libia e all’Iran, visto che già ci sono degli incontri ad alto livello tra Israele, Nato, Usa e Italia sul dislocamento dei mezzi e uomini per la prossima carneficina? No, non ci sarà fallimento, ma solo una bastonata tra coppa e collo, giusto per ricordarci che dal dopoguerra ad oggi siamo sempre i sudditi e sempre proni alle esigenze geopolitiche altrui.

Per i corti di memoria o per i più giovani: l’Italia entrò nello SME nel 1978, abbandonò il sistema il 17 settembre 1992. All’epoca ci fu mani pulite, la nuova repubblica, ci fu Amato e il governo Dini, ricordiamo che da allora ad oggi, quasi 30 anni, l’Italia ha perso una quantità inestimabile del suo patrimonio aziendale a vantaggio del mercato anglosassone. Ricordiamoci che all’epoca Mario Draghi fu uno dei più accesi ed attenti fautori della privatizzazione italiana e che assieme al criminale di Ciampi riusci a far perdere alla lira il 40% (questi sono gli uomini che molti politici citano fieramente, invece di appenderli ad una corda!!). Se questi sono le premesse del governo Monti o del rachitico di Amato, beh…meglio ritirare i propri risparmi e arroccarsi in casa in attesa di tempi migliori.

Ristrutturare l’Italia

8 novembre 2011 Lascia un commento

In questo periodo di trambusti politici, ambientali e sociali, in cui tutto e il contrario di tutto è valido, sento l’opportunità di buttare un punto di vista, molto personale e criticabile, di come vorrei che l’amministrazione di uno stato fosse attuata.
Non si tratta di un programma politico, perché la mia proposta potrebbe essere sia di destra che di sinistra, ma semplicemente quella di un semplice padre di famiglia che si preoccupa che la sua famiglia possa non soccombere nei marosi di un periodo così oscuro e denso di nubi minacciose all’orizzonte. (probabile guerra all’Iran che vede l’Italia partecipe assieme a Israele)

Non c’è un ordine con cui sono state esposte, ma così, come sono venute a mente. L’idea nasce da alcune letture sui giornali e da alcuni blog di carattere finanziario. Il problema di fondo che tutti evidenziano è modificare il sistema, partendo però da dentro il sistema. L’idea democraticamente parlando è fallace ed è evidente anche ad un bambino. Nessun sistema è modificabile dal suo interno, perché per assioma nessun sistema è in grado di automodificarsi.
Sarebbe come dire che un ameba si trasforma in un sistema pluricellulare: impossibile, salvo forse casi in cui vi sia l’intervento del tocco divino.

Nella realtà sappiamo che questo non è possibile, nessun gruppo sociale ben coeso e ben legato è capace di scegliere e modificare le proprie caratteristiche a favore di altri sistemi che possano poi minare la stabilità del sistema stesso.

Quindi la mia ipotesi nasce da un postulato semplicissimo: in una nazione, come quella italiana, composta per lo più da ruffiani, ladri, grassatori, ricattatori, truffatori, rapinatori, puttanieri, è impossibile che un gruppo rappresentato da questa crema morale, possa cercare di cambiare se stessa perdendo tutti i vantaggi, per introdurre al banchetto altri individui capaci di distribuire gli stessi vantaggi alla popolazione stessa.

In queste condizioni, in cui il potere economico, politico, sociale e finanziario è in mano a gruppi di piccoli criminali travestiti da persone grigie in doppio petto, l’unica strada disponibile per poter cambiare il sistema è solamente quello dell’attacco al sistema frantumandolo, riducendolo ad un ammasso dal quale separare quanto utile per la ricostruzione, da quello utile per la discarica umana.
Unica ed assoluta strada da prendere è quindi quella del cambiamento totale dei paradigmi sui quali si basa questa cloaca della nostra Italia. Cambiare dall’esterno: proporre cose nuove e cose vecchie.

Cominciamo:

1) Tutti i debiti sovrani vanno accantonati e tenuti parcheggiati fino a data da definirsi. Non produrranno nessun ulteriore debito. Si congelano e si riprenderanno, nell’eventualità, in tempi migliori, se ci saranno. Quindi non si tratta abolire il debito ma di congelarlo fino a data da definire. (pensiamo forse che gli Usa, la Germania, la Francia siano in grado di ripagare il loro debito?)

2) Separazione dell’attività bancarie tra banche che fanno speculazione e quelle che sono il perno delle economie.

3) Ricapitalizzazione delle banche: le banche incapaci di ricapitalizzarsi con mezzi propri saranno nazionalizzate e i debiti rimessi direttamente in mano agli azionisti privati delle banche, salvaguardando nel contempo i depositi privati e gli accantonamenti degli stessi, salvo che non provengano da speculazione finanziaria.

4) Riserva frazionaria: tutte le banche dovranno usare una riserva frazionaria non inferiore al 30%.(Rivalutazione del patrimonio immobiliare)

5) L’unico detentore della moneta è lo stato e a nessun altro è permessa la produzione fisica e virtuale della moneta. Custode della stessa è la Banca Centrale Italiana di proprietà dello stato italiano. Nel contempo vengono cancellati tutti gli accordi nazionali ed internazionali che agiscono contro il progetto attuale.

6) Abolizione di tutti i derivati che non abbiano copertura economica/finanziaria/materiale legata al mondo reale dell’economia, il che vuol dire abolire la leva finanziaria.

7) Sono abolite tutte le forme societarie delle attività commerciali, industriali ed operative nel mondo del lavoro, così come tutte le associazioni a carattere “umanitario-culturale” e i diretti interessati delle attuali società risponderanno personalmente in solido con tutti i loro patrimoni dell’andamento economico, sociale e finanziario dell’attività. Stesso atteggiamento e stessa prassi per banche, assicurazioni e tutte quelle attività legate ai flussi monetari e finanziari.

8.) Per il settore del lavoro, alle aziende che usino la delocalizzazione si dovrà prevedere una penale o un premio per l”abbattimento dell’imposizione fiscale in percentuale tale da favorire l’attività in patria. Tutti i prodotti delocalizzati e successivamente importati non potranno essere venduti con un margine superiore al 100% del costo industriale pagato per gli stessi.

9) Per tutte le aziende che dovranno affrontare la sfida di rimanere in Italia contro lo strapotere del basso costo estero si potrà applicare una riduzione dell’iva al 15% ed una riduzione delle imposte (eliminazione dell’IRAP) fino a fatturati di 5mln di euro, oltre i quali, si attueranno delle politiche fiscali e sociali tale da permettere il proseguo dell’attività. L’Italia è il paese delle piccole e medie imprese e queste devono necessariamente avere il favore della politica senza però dimenticare il traino importante di quelle maggiori con più visibilità e che possono rappresentare un biglietto da visita all’estero.

10) Programmazione di lunga durata di attività svolte al riassetto forestale-agricolo-idrogelogico della nazione. Il programma potrebbe assumere nel lungo periodo, di almeno 20 anni, ma più facilmente nei lunghissimo periodo di 50 anni un avvicendamento di oltre 10/15 milioni di persone in attività lavorative connesse e derivanti.

11) Programmazione di media durata, tra i 10 e 20 anni, di un piano di assetto territoriale nella riqualificazione edilizia con un piano che preveda l’assunzione, agli enti pubblici preposti, di riservare una quota del 30% per pubblico tendendo quindi a portare un riassetto nella foresta inqualificabile delle quotazioni del mercato stesso.

12) Denuncia e arresto immediato di tutti gli amministratori pubblici e privati degli ultimi 30 anni che hanno consentito lo sfascio territoriale, sequestrando tutti i beni delle famiglie interessate e istituzione di tribunali speciali per questo scopo.

13) Nazionalizzazione dei trasporti su gomma e rotaia, delle telecomunicazioni, delle poste, e dei servizi necessari al pubblico.

14) Riassetto del pubblico impiego su tutto il territorio.
Tutti sono equiparati al privato e licenziabili, nessuno escluso. Decadenza di tutte le prebende e/o corsi preferenziali che il pubblico attualmente si assume. I servizi pubblici, data la loro delicata funzione di servire la popolazione, dovranno funzionare 24 ore su 24 senza esclusione: dagli ospedali alle carceri, ai tribunali ai comuni. L’orario sarà per tutti di 8 ore di lavoro distribuite a turni nell’arco della giornata ed ottimizzati al servizio. Abolizione dell’art. 18 che come contropartita vede l’assunzione di responsabilità individuale dell’imprenditore.

15) Riassetto del settore sanitario riorganizzando lo stesso per merito.

16) Tutto il personale assunto nel pubblico impiego verrà assunto per lista di specialità e non per concorso.

18) Riduzione a 100 parlamentari e 50 senatori. Eliminazione di tutte le pensioni riservate al personale parlamentare ad esclusione di quelli che abbiano effettivamente 40 anni di servizio contando i giorni d presenza. Per tutti gli altri, gli anni di servizio saranno conteggiati nel computo della pensione di anzianità in funzione dei giorni effettivi di presenza parlamentare. Nessuna possibilità di accumulo delle pensioni e perdita dei massimali. La pensione massima per un parlamentare/senatore che ha svolto il servizio “senza demeriti” non potranno superare quella di un impiegato di primo livello del settore privato. Abolizione dei senatori a vita. Azzeramento delle baby pensioni: lo stato ha già dato senza mai ricevere! (sono oltre 500.000 in Italia e ad una media minima di soli 1000 euro mese netti sono circa 6 miliardi all’anno che si spendono per nulla)

19) Annullamento degli enti regionali, inutile doppione di quello che c’è a Roma e allargamento delle provincie in bacini omogenei territoriali. Il personale che verrà licenziato dalle regioni è licenziato e non assunto nelle nuove strutture. I comuni nel contempo dovranno ridurre il numero degli assessori e assumere gli incarichi internamente.

20) Settore scolastico: tutte le scuole dovranno funzionare 8 ore giornaliere in funzione del bacino di assunzione dell’infanzia e studentesco a cui fa riferimento cercando di favorire le famiglie con stessi disagi nel proprio lavoro. E’ quindi opportuno che comuni e prefetture attivino con le aziende piani di sviluppo scolastico direttamente in prossimità dei centri di lavoro permettendo quindi una maggiore osservazione e minor assenteismo degli impiegati nelle attività lavorative. Le quote di assunzione di questi oneri verranno addebitati tra aziende, impiegati e comune con l’obbiettivo di demandare interamente l’onere alle aziende.

21) Il corpo insegnante è impegnato nelle attività scolastiche non solo nelle ore di insegnamento, ma anche nelle restanti ore delle sue 8/10 ore quotidiane. Le attività verranno quindi svolte nel periodo tra ottobre e giungo compreso per gli studenti fino alla 3 media inferiore, mentre per tutti gli altri le attività scolastiche avranno corso tutto l’anno con la sola interruzione per le ferie estive e natalizie e pasquali commisurate in 1 mese per le ferie estive, 7 giorni per quelle Natalizie e 3 giorni per quelle pasquali.

E’ evidente che queste idee sono frutto di uno sbuffo di come si vede attualmente la nostra penisola, condotta malamente, disastrata e impegnata in progetti estranei alla sua natura (guerra contro la Libia e contro l’Iran oltre alle partecipazioni in attività belliche nei Balcani, in Libano e nell’oriente). L’Italia ha perso oltre 40 anni  rispetto agli altri paesi, è il paese più centrale del mondo occidentale ed è il paese che nella sua storia ha riversato agli altri immense ricchezze che hanno permesso loro di capitalizzare il successo odierno.  Il mondo politico attuale, composto per lo più da gente senza una benché minima attenzione all’Italia, deve essere cambiato, gettato come uno strumento fallace, inutile e orribilmente malevolo per lo sviluppo presente e futuro del nostro paese.

L’attuale sistema politico nazionale è servo di paradigmi  della seconda guerra, figli quindi di una subordinazione storica ormai obsoleta che ci impedisce di poter sviluppare le qualità che potremmo avere. Dobbiamo scrollarci questa massa che ci opprime e ci limita nei movimenti, dobbiamo poter volare, come carattere nostro italiano, lì dove la nostra fantasia, il nostro colore e la nostra indole vuole portarci gettando alle ortiche false ideologie, falsi paradigmi, falsi miti.

Genova devastata, ma la colpa la dobbiamo dare ai cambiamenti climatici.

4 novembre 2011 Lascia un commento

Solo qualche giorno fa in Liguria si abbattevano gli effetti dell’incuria delle amministrazioni e dello sfascio ambientale in cui versa l’intera Italia. Tutti a urlare, a fare scenate da commedia greca e nessuno che invece abbia avuto l’idea di prendere un’iniziativa per tamponare la catastrofe per evitare che si ripeta nel futuro. Uomo avvertito  mezzo salvato, recita il detto, ma noi non abbiamo uomini, ma una massa amorfa di sfruttatori incapaci di pensare se non alla loro pancia, indifferenti alle tragedie che, giorno dopo giorno, si abbattono sul nostro territorio.

E’ accaduto, dopo mille avvisaglie, avvertimenti, programmi meteo condotti da qualche puttanella di turno, insomma è stato urlato anche ai sordi che erano in arrivo delle condizioni meteorologiche che avrebbero messo a dura prova le già deboli strutture e come in una tragedia greca anche Genova subisce l’onta della devastazione e della morte.

E il sindaco di Genova che dice: “Una tragedia assolutamente imprevedibile”, imprevedibile??? Ma se sono giorni che stanno massacrando i timpani con allerte, con proclami da fine del mondo, come fa essere una tragedia imprevedibile, come disse pure l’altro devastato mentale di Alemanno per l’inondazione di Roma di qualche settimana fa?

E nella sua fantasmagorica follia continua: “Io non mi sento di dare la colpa a nessuno. Il Fereggiano era un fiume di sicurezza su cui da tempo si era attivata l’attenzione della Protezione civile e del presidente della Regione. Sono stati fatti lavori dal Comune, tutto sulla base del piano di bacino“. In quel punto, osserva Vincenzi, “nel giro di qualche minuto si è sollevato un muro d’acqua a una velocità spaventosa“.

E’ probabile che il sindaco sia in buona fede, ma lo dubito fortemente, mentre è certo che quanto accaduto, per una stupida ed insignificante pioggia, a causa della cementificazioni che Genova ha subito nel corso dei decenni ha prodotto il disastro di oggi.
Non ci sono scuse e nemmeno frasi tipo quelle dettate dall’altro menestrello della politica massone di Napolitano che affermava “questi morti sono il triste tributo che dobbiamo pagare per i cambiamenti climatici“. E’ evidente che quando ci si trova davanti ad affermazioni del genere, a persone che non vogliono vedere le loro responsabilità scaricandole su eventi di cui nessuno sa nulla siamo arrivati alla frutta.

I morti si moltiplicheranno, i disastri “ambientali”, a causa dell’incuria dell’uomo e della sua avidità, aumenteranno, e troveremo sempre qualche decerebrato che indicherà la via per soluzioni insignificanti, ma cariche di denaro e interessi personali.

La patrimoniale è nella lista delle cose da fare, non disperate!

4 novembre 2011 1 commento

Nell’articolo precedente (Patrimoniale del 6 ‰ in arrivo e il popolo zitto si mette a 90° ringraziando) evidenziavo la mossa astuta dei pensatori che stanno al governo così come quella dell’opposizione. Patrimoniale-patrimoniale-patrimoniale: tutti che la vogliono e tutti che la cercano, ma…questa disonesta tassa non è altro che un ditino messo a tappare una voragine spaventosa. Non solo non servirà a nulla e, oltre ad incattivire le persone, sarà l’ennesima dimostrazione di come i nostri amministratori considerino la popolazione italiana.

Come altre volte ho descritto, la patrimoniale è la peggior tassa esistente, iniqua, vessatoria e sopratutto è una tassa su cose e beni che hanno a loro volta subito la tassazione. Pensiamo solo al prelievo forzoso di denaro dal Conto Corrente che fu fatto da quel simpatico ometto di Amato, pensiamo al prelievo del 6‰ sugli immobili sui quali già versiamo delle tasse. Ogni oggetto posseduto è tassato e la patrimoniale che si aggiunge ad altre già pagate.

Dal prelievo del 1992 ad oggi si sarebbe sperato che qualche cosa sarebbe accaduto a vantaggio di tutti, perché questo potrebbe essere, al limite, lo scopo di uno sforzo comune, ma – ne siamo tutti certi – da allora ad oggi la situazione, oltre ad essere peggiorata vistosamente, è tale che i nostri conti economici e le nostre finanze sono sempre più esigue con un debito pubblico che ormai sembra non essere più di questo mondo, ma un prodotto della fantasia di qualche pazzo. Invece è la realtà, nuda e cruda che dobbiamo accettare nostro malgrado.

Vox populi vox dei, ma ne siamo certi? Ora, pare, sembra, voci di corridoio non confermate dicono che questa ignobile gabella non verrà applicata, mentre si metteranno in atto altre soluzioni vessatorie che non cambieranno assolutamente nulla nella struttura di questa Italia sfasciata.  Ma ne siamo certi al 100% che non verrà presa in considerazione? Di solito quando i politici dicono una cosa, nella realtà comunicano l’esatto contrario.

Quindi, mutande d’acciaio, e preparatevi a pagare. Avverrà sicuramente di notte, in un giorno qualsiasi, per un motivo qualsiasi, in cui ci verrà spiegato che la situazione è talmente grave che non c’era altra soluzione.  Nei fatti ce la vogliono vendere, come dicevo sopra, come una necessità in cui tutti sono chiamati attivamente a salvare la situazione. Così si esprime la Unione Italiana Lavoratori Metalmeccanici: ”Val  la  pena  di  ricordare  –  sottolinea  il  ‘pezzo’  in  prima  pagina  –  che  questa  imposta, quando  è  applicata  straordinariamente,  costituisce  un  prelievo  occasionale  deciso  in condizioni di emergenza, quasi sempre di tasso elevato. Mai come in questo momento ce  n’è bisogno (hanno dimenticato il 1992?), non più per ridurre il debito pubblico, ma per finanziare lo sviluppo e favorire la  ripresa  frustrata  da  nuovi  interventi  di  austerità”.  E’ evidente la malafede o la ignoranza di chi ha scritto questa frase. Ed è su questi assiomi che il popolo bue italiano, bue perché castrato, non opporrà nessuna difesa e barriera a scelte che non avranno nessun ritorno in termini di efficienza, di miglioramento per il paese stesso. Sono infatti sufficienti alcuni sguardi all’andamento delle PMI italiane per capire che con o senza patrimoniale lo sviluppo paese è in totale recessione(*), altro che balle!!

Spanish Services PMI (Oct F) M/M 41.8 vs. Prev. 44.8
Italian Services PMI (Oct F) M/M 43.9 vs. Exp. 45.0 (Prev. 45.8)
French Services PMI (Oct F) M/M 44.6 vs. Exp. 46.0 (Prev. 51.5)
German Services PMI (Oct F) M/M 50.6 vs. Exp. 52.1 (Prev. 49.7)
EU Services PMI (Oct F) M/M 46.4 vs. Exp. 47.2 (Prev. 48.8)
EU Composite PMI (Oct F) M/M 46.5 vs. Exp. 47.2 (Prev. 49.1)

Sulla base di questa tabellina cosa volete che serva la patrimoniale?

Ci sarà un polverone, i giornali che titoleranno e poi alla fine, come sempre succede in Italia, tutto ritornerà come prima, senza nessuno colpevole, più poveri di prima e più ricchioni di prima, già perché a forza delle inchiapettate…

Fonte(*): ilgrandebluff.info

Patrimoniale del 6 ‰ in arrivo e il popolo zitto si mette a 90° ringraziando.

2 novembre 2011 Lascia un commento

Come più volte scritto in rinnegare l’euro, in povertà incombente, in chiappe strette arriva l’in***,  e in molti altri ancora, voci di corridoio, sempre più insistenti, annunciano che quanto fu fatto da Amato (*) nel 1992, verrà attuato anche da questo governo.

Contenti??????

L’entità della patrimoniale che andrà a frugare nei conti correnti di tutti, senza distnzione di sorta, pare sia dell’ordine del 6‰ ovvero 6 euro ogni 1000 posseduti nel proprio conto. Grazie a questa manovra, per accontentare i signori della BCE, i ladri della Banca Mondiale e del Fondo monetario, così come per salvare le banche americane, gli italiani dovranno subire per l’ennesima volta l’onta peggiore che governo possa attuare.

E nessuno va in piazza, nessuno a spaccare le teste di questi criminali, nessuno che osi alzare la voce e spalmare in faccia a quegli stolti politici un sonoro sganascione da far loro rivoltare la faccia. Tutti zitti, tutti calmi.

E quei fancazzisti dei Black Block come mai non si mettono in moto? E quella putrida ed infame corrente di sinistra e di destra che ha sostenuto la manifestazione del disastro di Roma come mai non corre per le vie delle città chiedendo la testa dei criminali?

Cari miei, loro sono ancora lì seduti sugli scranni dorati e noi, popolo insignificante, dovremo pagare per le malefatte di questi personaggi. Loro che moltiplicano i loro guadagni vessando la popolazione, che incamerano pensioni d’oro, che favoriscono parenti ed amici per posti dove l’integrità morale e la capacità dovrebbero regnare spingono invece dei babbei, stupidi, stolti, incolti, rozzi, ma molto tenaci nello stringere le mazzette.

Da destra a sinistra il parco del porcilaio politico italiano non cambia.

(*) – Quel bell’imbusto di Amato, sempre attento alla spesa pubblica, nel 1992 produsse la tassa patrimoniale prelevando dalle tasche degli italiani , con effetto retroattivo, il 2‰ sui depositi postali e il 6‰ sui conti correnti, commentando che “non è poi un così gran sacrificio.
Amato, ribadisco, bravissimo nel fare di conto nella tasca altrui, e ancor più bravo per la propria:
-dal 1° gennaio 1998 incassa una pensione Inpdap di 12.518 euro netti al mese
-ai quali si aggiungono 9.363 euro della pensione di parlamentare;
Più altri incarichi, ovviamente pagati…

Ref: Sanguisughe, Mario Giordano – Ed. Mondadori 2011

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